Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Giovanni Keplero, quasi 400 anni fa, osservò la coda delle comete che si piegava in direzione opposta al Sole e pensò a una ”brezza solare”
Giovanni Keplero, quasi 400 anni fa, osservò la coda delle comete che si piegava in direzione opposta al Sole e pensò a una ”brezza solare”. Navigare nello spazio a bordo di velieri è un sogno accarezzato da tempo. Del resto, la radiazione elettromagnetica emessa dal Sole, quando incontra uno specchio, esercita una pressione, debole ma costante, prima di rimbalzare indietro. Una vela solare è una superficie a specchio che cattura la luce del Sole e ne viene spinta in avanti, trascinando con sé un’astronave. Potrebbe accelerare di 100 metri al secondo ogni giorno. Ma per afferrare abbastanza energia questa vela deve essere grande almeno il doppio di un campo di calcio, e qui cominciano i problemi: la vela, composta da materiali leggerissimi (molto promettenti i nanotubi di carbonio), deve essere prima lanciata con un razzo comune, ben ripiegata dentro la stiva. Una volta in orbita va aperta in modo che risulti perfettamente tesa. Un’idea alternativa è di Robert Winglee, dell’Università di Washington: una vela fatta da un campo magnetico, capace di catturare non la luce, ma le particelle atomiche provenienti dal Sole (il vento solare) per venirne spinta. Per ora nessuna vera vela solare ha volato. ESA e DLR (Agenzia spaziale tedesca) hanno condotto test di dispiegamento di una vela in laboratorio. La prima completa dovrebbe essere la Cosmos-1, realizzata privatamente dalla Planetary Society e dalla Cosmos Studios. Un lancio è fallito nel 2001, ma ci riproveranno.