Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Ramjet e scramjet (autoreattori) sono la grande promessa del futuro. A differenza dei razzi, che devono avere a bordo sia il carburante (kerosene, metano o idrogeno), che l’ossigeno necessario a bruciarlo, nei ramjet l’ossigeno è preso dall’aria attraverso una cavità sul muso
Ramjet e scramjet (autoreattori) sono la grande promessa del futuro. A differenza dei razzi, che devono avere a bordo sia il carburante (kerosene, metano o idrogeno), che l’ossigeno necessario a bruciarlo, nei ramjet l’ossigeno è preso dall’aria attraverso una cavità sul muso. Il ramjet funziona solo a grandi velocità: per accendersi deve prima essere spinto da un razzo comune. La velocità raggiunta fa comprimere l’aria nel motore, dove incontra il carburante e innesca la combustione. Non c’è bisogno di turbine: il motore funziona finché il veicolo corre. Questa tecnologia funziona solo finché c’è aria (quindi non nello spazio) ma potrebbe fornire una notevole spinta iniziale all’astronave (sei volte la velocità del suono). Poi si accenderebbe di nuovo un razzo per entrare in orbita. Più recente, ma non ancora testata, la tecnologia scramjet, come quella dell’X43 (foto). L’aria passa nel motore a velocità molto superiori: si ottiene una spinta maggiore (in teoria può toccare i 30.000 km/h), ma si crea un eccessivo surriscaldamento interno.