Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Quando apparve, lo Shuttle era un velivolo altamente innovativo. Il primo volo orbitale del Columbia risale al 12 aprile 1981 e da allora ha compiuto un altro balzo nel 1992 col modell’Endeavour
Quando apparve, lo Shuttle era un velivolo altamente innovativo. Il primo volo orbitale del Columbia risale al 12 aprile 1981 e da allora ha compiuto un altro balzo nel 1992 col modell’Endeavour. I veicoli che le si affiancheranno per alcuni anni, avranno una sorte più modesta: niente di radicale, ma piuttosto l’uso di tecnologie sicure, facili e già ampiamente collaudate. Non è stata la tragedia del Columbia a dettare questa linea, bensì gli enormi problemi tecnici e finanziari nella realizzazione di un possibile sostituto. Così nel novembre 2002 l’ente spaziale USA annunciò la sua nuova linea: per ora si costruisce non un vero erede dello Shuttle (obiettivo della Space Launch Initiative, SLI), ma una navetta molto più piccola ed economica, un taxi per la Stazione spaziale: l’Orbital Space Plane. Starà allo Shuttle come una station wagon sta a un Tir. Piccolo, capace di portare quattro astronauti ma non grossi carichi, verrà lanciato in orbita da un razzo comune, di quelli già esistenti e affidabili: l’Atlas V o il Delta IV. Tre le aziende in lizza per costruirlo: la Lockheed Martin, la Boeing e la Northrop Grumman in società con la Orbital Sciences. I primi schizzi mostrano veicoli alati, simili allo Shuttle, ma c’è chi pensa alla più classica forma a cono, quella dei cari vecchi Apollo, da far tornare giù con un paracadute. Primo volo previsto: 2008. E quando lo Shuttle andrà in pensione? I progetti SLI sono chiari: eliminare tutti i punti deboli. Prima di tutto i due razzi laterali (booster) a combustibile solido. Questo tipo di razzi ha sempre fatto paura: una volta accesi non possono più essere spenti. I booster si useranno ancora, ma avranno motori a combustibile liquido (idrogeno o kerosene), molto più controllabili. E poi dovranno sparire le famigerate piastrelle sulla pancia dello Shuttle, che lo proteggono dal calore al rientro in atmosfera. Proprio il loro danneggiamento è stato alla base dell’ultimo incidente. Saranno sostituite da materiali che possono essere ancorati più saldamente alla struttura del veicolo spaziale, evitando il rischio che si stacchino.