Nicola Nosegno, Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
• 542:
Peste di Giustiniano
Nel 542 d.C. l’epidemia di peste bubbonica, causata dal batterio ”Yersinia pestis” veicolato dalle pulci dei roditori, toccò il suo apice uccidendo tra il 25 e il 50% della popolazione dell’Impero Romano. Costantinopoli fu letteralmente devastata (più di diecimila morti al giorno). L’imperatore Giustiniano fu contagiato, ma riuscì a sopravvivere.
• 1347-1351: Peste nera
La peste bubbonica arrivò dall’Oriente seguendo le rotte commerciali. Nell’ottobre del 1347 raggiunse l’Italia portata da una nave di mercanti genovesi sbarcata in Sicilia. Nel giro di due mesi quasi metà della popolazione di Messina era morta. A gennaio la peste era già a Marsiglia, Parigi e Londra. In tutta Europa si calcolano tra i 15 e i 25 milioni di morti su una popolazione che era di 40 milioni.
• 1817-2001: Colera
La prima pandemia di colera, una malattia infettiva provocata dal batterio ”Vibrio cholaere”, risale al periodo 1817-1823 e colpì tutta l’Asia. La seconda ebbe origine nella provincia indiana del Bengala e raggiunse l’Europa attraverso la Russia. Nel 1832 arrivò in Canada e in tutti gli Usa. Difficile calcolare il numero dei morti: tra i Paesi più colpiti l’Ungheria con 100mila decessi. Le successive pandemie di colera si sono registrate nel 1863-79, 1881-96, 1899-1923. La settima, iniziata nel 1961 in Indonesia, diffusasi in Asia nel 1965, in Africa nel 1970 e nel 1991 in Sud America, è tuttora in corso. I dati del 2001 parlano di circa 185.000 casi nel mondo.
• 1918-1919: Spagnola
Causata da una mutazione del virus influenzale, probabilmente fu la peggiore pandemia della storia: le stime del numero di morti nel mondo sono ancora incerte, ma vanno dai 20 ai 40 milioni (solo negli Usa le vittime furuno 650.000). Inoltre, mentre i decessi per influenza si registrano soprattutto tra bambini e anziani, questa uccise anche molti uomini tra i 19 e i 34 anni. Tra le altre grandi pandemie influenzali da segnalare la Russa del 1889-90 (750.000 morti nel mondo, di cui 250.000 in Europa) e la Hong Kong del 1968-69 (circa 700.000 morti).
• 1976-2000: Ebola
La febbre emorragica causata dal virus Ebola ha una mortalità altissima: dal 50 al 90% dei casi di contagio. Ha origine nelle giungle africane e asiatiche. Il virus è stato identificato la prima volta in Sudan e nello Zaire nel 1976. Una nuova grande epidemia si verificò nel 1995 sempre nello Zaire. Nel 2000 una nuova epidemia colpì l’Uganda. In totale fino a oggi sono circa 1500 i casi e 1000 i morti causati da Ebola.
• 1981-2003: Hiv
Nel 1978 i primi casi in Occidente negli Stati Uniti e in Svezia. L’esistenza di un’epidemia fu riconosciuta nel 1981 e nel 1983 il virus Hiv venne isolato e identificato. L’Aids continuò a diffondersi per tutti gli anni Ottanta e nel 1990 il numero di casi noti all’Oms era di circa 307.000. Oggi il numero di persone contagiate è stimato in 40 milioni, di cui 28 milioni e 500 mila solo nell’Africa subsahariana.
• 1989-2003: epatite C
Identificato nel 1989, il virus Hcv causa infezioni acute del fegato nonché affezioni croniche, in particolare la cirrosi epatica (nel 10-20% dei casi) e il cancro del fegato (nell’1-5% dei casi). Si stima che vi siano 170 milioni di malati cronici nel mondo e 3-4 milioni di nuovi casi ogni anno. In media è colpito dunque il 3% della popolazione, con punte del 5,3% in Africa (31 milioni), 4,6% in Medio Oriente (21 milioni), 3,9% nel Pacifico Occidentale (62 milioni). In Europa ne è affetto l’1,03% della popolazione (8,9 milioni).