Massimo Parrini, Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Dopo un’estate tranquilla, con il nuovo caso di Sars a Shanghai lo scorso 8 settembre, la Cina ha ricominciato a preoccuparsi per la Sars (nella foto, la sua rappresentazione in 3D), che solo a Hong Kong fece 229 vittime
Dopo un’estate tranquilla, con il nuovo caso di Sars a Shanghai lo scorso 8 settembre, la Cina ha ricominciato a preoccuparsi per la Sars (nella foto, la sua rappresentazione in 3D), che solo a Hong Kong fece 229 vittime. Dopo le critiche sollevate sulla scarsa trasparenza con la quale fu gestita l’emergenza, oggi le autorità cinesi sanno di avere addosso gli occhi della comunità internazionale e fanno mostra delle migliori intenzioni. Il meccanismo di trasmissione del contagio rimane l’argomento più dibattuto: molti continuano a credere che la causa sia il consumo delle carni di zibetto, considerato una prelibatezza in Asia e di nuovo legale dalla fine d’agosto. Ma il dottor Stephen Ng Kam-cheung, epidemiologo presso la Columbia University di New York, sostiene che la colpa è dei topi. Ha anche chiesto al ministero della Sanità cinese campioni del sangue prelevato ai topi di Amoy Garden (il condominio di Hong Kong in cui l’epidemia uccise 42 persone), ma invano, perché le analisi sarebbero già state fatte dai cinesi senza trovare il virus. I livelli di emergenza sono tre: ”normale”finché non verranno colpite più di due città, ”significativo” da due in poi ed ”extra-significativo”sopra le due provincie. Duecento medici della provincia del Guangzhou, da cui partì l’epidemia, sono stati sottoposti a un training specifico e in caso di epidemia entro 24 ore il ministero dovrà inviare sul posto degli esperti. Massimo Parrini