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 2004  febbraio 07 Sabato calendario

Il culto dei morti, per gli Inca come per i Chachapoya, prevedeva la mummificazione del defunto. Le due civiltà utilizzavano però tecniche differenti

Il culto dei morti, per gli Inca come per i Chachapoya, prevedeva la mummificazione del defunto. Le due civiltà utilizzavano però tecniche differenti. Gli Inca prediligevano un processo naturale, con qualche accorgimento: «è vero» spiega lo storico Gabriele Poli, che sta preparando un volume sulla storia e le tradizioni del Perù, «le mummie Inca venivano disidratate mediante processi naturali ben sperimentati. Erano esposte al calore del sole durante il giorno e poi al freddo della notte, in base a una tecnica molto conosciuta, e ancor oggi praticata per la conservazione di alcuni alimenti, ad esempio le patate. Per i corpi dei sovrani si utilizzavano invece dei sistemi più sofisticati. Venivano trattati con sostanze naturali, che ne facilitavano la conservazione, e poi gli si riempivano le orbite e gli zigomi con scorze di zucca o di zucchine, per tendere la pelle, e lamine metalliche, specialmente rame. Anche gli organi interni venivano mummificati. Il cuore, in particolare, veniva tolto dal corpo, ridotto in poltiglia e amalgamato con polvere d’oro, prima di essere conservato nel punchao, una sorta di disco d’oro posto nella ”casa del Sole” a Cuzco». Qualcosa di simile facevano anche gli imbalsamatori chachapoya. Innanzitutto indurivano la pelle dei propri morti con degli unguenti, poi asportavano gli organi interni attraverso l’ano e riempivano le cavità addominali con del cotone, così come le cavità del viso, al fine di preservarne i tratti somatici. I corpi venivano poi ridotti al loro minimo volume e peso, allo scopo di facilitarne il trasporto verso il luogo di sepoltura. Infatti in molte delle mummie ritrovate le articolazioni appaiono forzate al punto da assumere una posizione fetale (vedi foto sotto). Alcuni studiosi sostengono che i Chachapoya, in origine, non imbalsamavano i loro morti ma semplicemente erano abili a individuare i siti funerari che avessero un tipo di clima e un tasso di umidità favorevoli alla conservazione naturale dei corpi. Sarebbero stati gli Inca, dopo la conquista dei territori chachapoya, a introdurre nella loro cultura la tecnica dell’eviscerazione.