Isabella Vergara, Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Occhi a mandorla, zampe forti, orecchie dal caratteristico ciuffo di peli a pennello: è la lince, solitario felino delle foreste, diffuso in tutto l’emisfero boreale, dagli Stati Uniti all’Alaska, dalla penisola iberica alle vette dell’Himalaya
Occhi a mandorla, zampe forti, orecchie dal caratteristico ciuffo di peli a pennello: è la lince, solitario felino delle foreste, diffuso in tutto l’emisfero boreale, dagli Stati Uniti all’Alaska, dalla penisola iberica alle vette dell’Himalaya. La specie canadese (Lynx canadensis, nella foto a destra) è stata oggetto di uno studio appena pubblicato sulla rivista ”Nature”: i biologi Eli Rueness e Nils Stenseth dell’Università di Oslo in Norvegia, analizzando il Dna dell’animale, hanno scoperto che nel Nord America esistono popolazioni geneticamente distinte, mantenute separate dalle Montagne Rocciose. Verrebbe così contraddetta l’ipotesi corrente del biologo Scott Mills, Università del Montana, che, non trovando significative differenze genetiche tra i gruppi di lince, pensa che gli esemplari di lince scorrazzino e vadano a riprodursi in tutto il territorio. A che scopo queste ricerche? Capire se, per proteggere il felino, sia meglio salvaguardare appezzamenti isolati di terra (come sostengono Rueness e Stenseth) o garantire dei corridoi che uniscano le zone dove abita l’animale (proposta di Scott). La lince canadese, anche se minacciata dal disboscamento e dall’espansione urbana, non è in pericolo di estinzione. La nostra Lynx lynx alpina, invece, tornata solo a partire dagli anni Ottanta dopo essersi estinta intorno al diciannovesimo secolo, fa fatica a riprendersi. Negli ultimi anni, però, si sono moltiplicate le segnalazioni anche sugli Appennini.