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 2004  febbraio 07 Sabato calendario

Anche nel nostro paese gli animali sono in pericolo. A fianco degli orsi marsicani, a rischio, non sono più di 50-60 in tutto, dei 500 lupi (la popolazione più alta di tutta l’Europa occidentale), di stambecchi e aquile reali, fenicotteri e cicogne bianche (in forte aumento), ci sono 53

Anche nel nostro paese gli animali sono in pericolo. A fianco degli orsi marsicani, a rischio, non sono più di 50-60 in tutto, dei 500 lupi (la popolazione più alta di tutta l’Europa occidentale), di stambecchi e aquile reali, fenicotteri e cicogne bianche (in forte aumento), ci sono 53.288 specie di invertebrati, dai microvermi ai ragni, dalle farfalle ai molluschi marini, ai crostacei, alle meduse, ai coralli, agli insetti. Di queste specie, appena il 5 per cento è protetto e 343 rischiano di scomparire. Così il Wwf Italia ha stilato due liste rosse delle specie minacciate: quello dei vertebrati e quella degli invertebrati. Nella prima il 68 per cento delle specie è minacciato di estinzione: 69 mammiferi,170 uccelli nidificanti, 42 pesci, 34 rettili, 28 anfibi. Le specie più a rischio sono tra l’altro l’ormai mitica foca monaca (nella foto), la lontra, la lepre appenninica, l’orso bruno marsicano, l’aquila del Bonelli (è andata a fuoco la riserva dello Zingaro in Sicilia, dove nidificava), l’avvoltoio capovaccaio, la tartaruga marina. Ma anche serpenti come il colubro di Lampedusa e rettili come la salamandra alpina di Aurora e il tritone alpestre di Calabria. «Quello che appare preoccupante» secondo i biologi Fulvio Cerfolli, Fabrizio Petrassi e Francesco Petretti, autori della ricerca «è il trend negativo. Infatti di tutte le specie esaminate, a parte quelle che rischiano di scomparire, solo il 7 per cento è in aumento di numero, mentre il 50 per cento è in forte calo. La bonifica delle zone umide è la prima causa di minaccia per il 77 per cento delle specie di uccelli; l’uso ancora massiccio di pesticidi mette a rischio pesci e mammiferi (63 per cento dei casi), la distruzione dei boschi incide su uccelli e mammiferi per il 62 per cento dei casi. Mentre in Europa si ripristinano le zone umide un tempo bonificate e si mantengono in piedi le aree protette e i parchi nazionali, in Italia si assiste a una riduzione dei perimetri dei parchi, al ridimensionamento di aree proibite alla caccia e si manifesta la volontà di allungare il calendario venatorio e riaprire la caccia a specie protette in tutta Europa. Sarebbe una tragedia per la nostra biodiversità, che già vive un difficile equilibrio».