Fabrizio Ardito, Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Il 24 luglio scorso, nel bel mezzo di una delle siccità più impressionanti degli ultimi decenni, l’acqua dolce ha iniziato a sgorgare da una strana boa ancorata al largo di Ventimiglia
Il 24 luglio scorso, nel bel mezzo di una delle siccità più impressionanti degli ultimi decenni, l’acqua dolce ha iniziato a sgorgare da una strana boa ancorata al largo di Ventimiglia. Il getto di questa inconsueta fontana è stato il frutto di più di tre anni di lavoro da parte dei tecnici dell’impresa francese Nymphea Water, specializzata nella captazione di sorgenti sottomarine. ’Macchina del tempo” l’ha visitata da vicino. è un risultato ottenuto per la prima volta al mondo, anche se alcuni tentativi erano stati fatti in passato, come nel caso di una risorgiva al largo di Port-Miou, la cui captazione fallì a causa della profondità e della conformazione geologica. Oggi, il risultato della Mortola è stato raggiunto grazie a due fattori: le nuove tecnologie messe in campo dalla società francese per rendere stagno il collegamento della sorgente alle tubature; e l’interesse sempre maggiore per l’acqua potabile, dovuto alla sua scarsità, che rende economicamente attraenti anche soluzioni complesse come questa. Secondo Paul-Henri Roux, direttore generale della società francese, «si aprono prospettive interessanti per i Paesi con carenza d’acqua potabile e che possiedono sorgenti sottomarine nelle loro acque territoriali». Conosciuta da più di vent’anni, la sorgente ligure della Mortola, al largo della costa, si trova a 36 metri di profondità e getta in mare aperto le acque provenienti da un reticolo carsico (cioè una rete di grotte) che raccoglie la pioggia caduta sulle alture dell’entroterra. Il fenomeno non è affatto raro, come spiegano i tecnici della Nymphea Water, ed è caratteristico di tutte le regioni costiere calcaree in cui le variazioni di livello del mare hanno spinto – per così dire – sott’acqua grotte e risorgive formatesi sulla terraferma. Tra gli esempi più noti in Italia ci sono le polle d’acqua dolce che sgorgano a mare al largo della cittadina di Maratea, in Basilicata. Tanto conosciute da richiamare, prima dell’inverno, le barche dei pescatori della zona che lavano reti e attrezzature al largo, nelle polle gelide che hanno dato il nome alla vicina torre medievale dell’Acquafredda. Gli idrogeologi spiegano che, nei periodi dell’anno in cui la portata di queste sorgenti (un tempo terrestri e ora sottomarine) è più elevata, il loro flusso è così copioso da ridurre il livello di salinità di tutta la baia di Marizza. In Grecia, nel golfo di Anavalos, nell’estremo sud del Peloponneso, un bacino di cemento costruito vicino alla riva evita ogni contaminazione tra l’acqua dolce che vede la luce da una sorgente carsica e le onde salate dell’Egeo, fornendo ai paesi sulla costa una risorsa eccezionale e a bassissimo costo. La portata della sorgente della Mortola, misurata a luglio, oscilla tra i 60 e gli 80 litri al secondo. Un dato significativo per Roux che ipotizza portate molto più interessanti d’inverno e durante le piene primaverili. Oggi, l’impianto costruito dall’impresa francese per portare l’acqua dolce in superficie è stato già smontato per non creare rischi alla navigazione. Il sistema di captazione studiato dall’impresa francese, controllata dalla Geocean, specializzata in ingegneria e lavori sottomarini, comprende vari elementi sperimentati nel Mar Ligure. Sul fondo marino è sistemato il tulipe (tulipano), composto da un collare stagno che circonda la bocca della sorgente per evitare le infiltrazioni d’acqua di mare, da un misuratore di portata e da una specie di valvola di sicurezza che, in caso di piene improvvise, ha il compito di scaricare in mare l’acqua che potrebbe danneggiare la captazione. Il tulipe è collegato alla superficie da poco meno di 40 metri di tubazioni flessibili che convogliano l’acqua della Mortola fino a un dispositivo galleggiante creato per poter sostenere l’inizio di una futura tubatura diretta verso la riva. Le due parti fondamentali dell’impianto - la boa in superficie e il Tulipe sul fondo - sono così collegate da un sistema elastico, in grado di oscillare in caso di onde e movimenti anche violenti del mare. Ma l’esperienza della Mortola è ben lontana dalla sua conclusione. «Il prossimo passo», spiega Roux, «è avviare uno studio che possa fornire dati certi sulle portate e sulla qualità dell’acqua. Che, durante l’estate, contiene solo 1,4 grammi di sale per litro e, quando la portata della sorgente aumenterà con le piogge, dovrebbe diminuire». La salinità non è molto alta: l’acqua di mare, infatti, contiene in media 38 grammi di sale per litro, mentre la soglia massima accettata dalle norme europee per le acque potabili è di 0,5. Studi, progetti e installazione dei macchinari necessari alla captazione non sono costati, fino a oggi, un euro alle tasche dei contribuenti. Nymphea Water, che non ha la concessione per sfruttare la sorgente subacquea, potrà vendere l’impianto alle vicine Ventimiglia e Menton (Francia), entrambe alimentate dall’acqua del fiume Roya. Tanto che hanno mostrato interesse per la prospettiva di ricevere dal mare l’acqua che non ottengono dai monti. Ma se non dovesse andare in porto l’accordo con le due città, per Nymphea Water la sorgente ligure rimane un ottimo biglietto da visita. Che potrebbe interessare, spiega Roux, molti Paesi poveri d’acqua come la Siria, il Libano, la Grecia, la Turchia e i ricchi Stati del Golfo Persico, a cui la società francese potrebbe vendere l’acqua se ne otterrà la concessione per lo sfruttamento. Quanto ai costi dell’operazione, per ora si può solo stimare che sarà «variabile in base alla salinità, che potrà richiedere un procedimento di dissalazione molto leggero», premette Roux, «ma che dovrebbe aggirarsi intorno ai 0,6/1 euro per metro cubo, cioè non molto di più dell’acqua normalmente utilizzata dalle cittadine costiere. Certamente molto meno dell’acqua prodotta da un impianto di dissalazione oppure trasportata da un lungo acquedotto di montagna». Tutto sembra procedere per il meglio, anche se un’agguerrita associazione ambientalista francese, ”Robin des Bois” (osservatore intransigente nella International Whaling Commission e nella Convenzione Internazionale per la Tutela delle Specie in Pericolo/CITES), ha denunciato alla stampa il progetto della Mortola definendolo un «furto d’acqua, fatto senza permesso di ricerca, senza studio sull’impatto ambientale e senza controllo pubblico». Ma come avviene la ”caccia” all’acqua dolce che sgorga dal fondo del mare? A parte i casi più eclatanti, come a Ventimiglia, Maratea o Anavalos, le fuoriuscite d’acqua dolce in mare sono moltissime e, tra queste, probabilmente ce ne sarebbero numerose sfruttabili commercialmente. Oltre alla ricerca bibliografica, in questo campo si possono utilizzare tecnologie molto avanzate per scoprire le chiazze d’acqua dolce in mare aperto. Con riprese aerofotografiche all’infrarosso è possibile scoprire le differenze di temperatura presenti nell’acqua marina: a una temperatura decisamente più bassa di quella circostante corrisponde una polla d’acqua che, provenendo da un reticolo sotterraneo, è più fredda della superficie marina esposta al sole. Nymphea Water ha anche a disposizione idrovolanti ultraleggeri che, in base alle immagini prodotte dai voli di ricognizione, possono ammarare e controllare, con dei misuratori di salinità alloggiati nei galleggianti, se ci si trova realmente in presenza di una sorgente d’acqua dolce. Fabrizio Ardito