Mario Torre, Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Risale al 1895 la nascita della Commissione glaciologica italiana che raccolse i primi ricercatori di glaciologia e diede il via alle cadenzate misure dei ghiacciai alpini
Risale al 1895 la nascita della Commissione glaciologica italiana che raccolse i primi ricercatori di glaciologia e diede il via alle cadenzate misure dei ghiacciai alpini. Da allora le campagne di rilevamento dei ghiacci hanno interessato tutti i ghiacciai della Terra, molti dei quali, come in Antartide, hanno visto glaciologi italiani in prima fila. Se un tempo le misure dei ghiacciai si risolvevano misurando il movimento del fronte del ghiacciaio con il teodolite (un cannocchiale) e con fotografie, oggi i metodi utilizzati sono più precisi e permettono di ottenere mappe tridimensionali dei ghiacciai. Uno strumento importante è il radar, usato da aerei o satelliti: permette di rilevare lo spessore dei ghiacciai, un parametro importante tanto quanto la lunghezza per determinare l’evoluzione. La fotografia aerea, poi, dà modo di ottenere una cartografia molto dettagliata, che viene integrata con i dati rilevati a terra attraverso i GPS. L’estrazione delle carote, così come l’esplorazione dei crepacci, sono ulteriori metodi che permettono di studiare l’evoluzione dei ghiacciai. I diversi strati di cui è composto un ghiacciaio, infatti, sono il risultato della trasformazione della neve caduta anno dopo anno e la sua ablazione in rapporto alla temperatura di un’area. Lo studio delle carote di ghiaccio permette inoltre di risalire alla storia climatica grazie all’analisi dell’ossigeno e di altri composti atmosferici inglobati dal ghiaccio.