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 2004  febbraio 07 Sabato calendario

La torrida estate del 2003 passerà alla storia anche per aver accelerato lo scioglimento dei ghiacciai alpini

La torrida estate del 2003 passerà alla storia anche per aver accelerato lo scioglimento dei ghiacciai alpini. Claudio Smiraglia, presidente del Comitato glaciologico italiano, spiega: «Abbiamo misurato un centinaio di ghiacciai alpini italiani: nel settore orientale sono risultati tutti in regresso; negli altri settori lo sono nell’80% dei casi». Durante l’ultimo inverno ci sono state consistenti nevicate, prosegue l’esperto, «ma l’anomala ondata di caldo ha fuso rapidamente la neve che si era depositata sui ghiacciai e ciò ha permesso d’intaccare anche il ghiaccio sottostante». Il peggiore nemico dei ghiacciai è proprio il caldo eccessivo d’ inizio estate. La copertura nevosa, essendo bianca, assorbe poco calore e quindi protegge il ghiacciaio sottostante; ma alle alte temperature la neve invernale si scioglie lasciando scoperta la superficie del ghiacciaio che, essendo più vecchia, è meno bianca, assorbe in misura maggiore il calore solare e si scioglie quindi più facilmente in piena estate, quando viene esposta a una radiazione solare ancora più intensa. è esattamente quanto successo quest’estate sulle Alpi. Continua Smiraglia: «Il caldo di quest’anno ha solo accelerato la regressione glaciale, che però prosegue da un secolo e mezzo e ha portato a una perdita del 40% della superficie dei ghiacciai italiani. C’era stata un’interruzione tra gli anni ’60 e gli ’80, ma l’arretramento è ripreso e si sta accentuando». Se il trend proseguirà le elaborazioni matematiche indicano che nel giro di un secolo le Alpi potrebbero diventare come gli Appennini, totalmente prive di ghiacciai. Secondo Smiraglia sulle nostre montagne lo spessore medop del ghiaccio è di 20-30 metri, 50 metri al massimo, e tenendo conto che molti dei ghiacciai perdono fino a un metro all’anno di spessore, il conto è presto fatto. I primi a scomparire, nel giro di 50 anni, saranno i ghiacciai di piccole dimensioni, che sono i più diffusi sulle montagne italiane, poi toccherà a quelli più grandi. Due ghiacciai friulani potrebbero addirittura sparire tra un anno o due. Sono quello del Montasio, a quota 1800 - è il più basso ghiacciaio d’Italia - e quello del Canin, a quota 2200. Il loro destino potrebbe seguire quello del grande nevaio persistente di Conca Prevala, il quale si trovava fra il ghiacciaio del Montasio e quello del Canin. Oggi non c’è più, anche se fino a una ventina d’anni fa sulla sua neve era possibile sciare anche d’ estate. Negli ultimi 20 anni, su un campione di 104 ghiacciai italiani, si è registrato un arretramento medio per complessivi 95,4 metri (-4,8 metri all’anno). Due esempi emblematici di questa situazione vengono dal ghiacciaio della Tribolazione del Gran Paradiso, il quale è arretrato di 61,5 m in un solo anno, e dal fronte occidentale del Breuil, arretrato di 52,5 m. Il ritiro degli ultimi mesi ha portato anche conseguenze curiose. Sul ghiacciaio dell’Adamello e del Carè Alto, luoghi di battaglie durante la Prima Guerra Mondiale, sono tornate alla luce nuove testimonianze di quel conflitto. è affiorato un campo dell’esercito austroungarico, un cannone, un giornale del 24 ottobre 1918. Dal ghiaccio e dalla neve sono tornati alla luce anche casse di munizioni ancora intatte e filo spinato.