Alessandro Calderoni, Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
«Il modo migliore per difendersi dall’ansia? Sapere come funziona». Il suggerimento è dello psichiatra Vittorino Andreoli, la cui ultima fatica s’intitola ”Fuga dal mondo” (Rizzoli, 13,60 euro)
«Il modo migliore per difendersi dall’ansia? Sapere come funziona». Il suggerimento è dello psichiatra Vittorino Andreoli, la cui ultima fatica s’intitola ”Fuga dal mondo” (Rizzoli, 13,60 euro). Appurato che esiste un’ansia capace di migliorare le nostre prestazioni, e una cattiva che causa sofferenza, quali sono le forme d’ansia più attuali? «Per quanto ne dicano alcuni neurologi e psichiatri, l’ansia non attiene alla chimica ma alle relazioni umane. Per questa ragione mi sembra corretto parlare, innanzitutto, di ansia relazionale. Non sono necessarie grandi spiegazioni: per capirla, suggerisco di partire dall’osservazione delle nostre relazioni, e dei nostri interlocutori, anche in considerazione dell’enorme quantità di rapporti, più o meno sinceri, che intratteniamo quotidianamente. Gestire mille sorrisi, mille discorsi, mille persone, mille maschere ogni giorno differenti è già ansiogeno di per sé». Qual è la forma di ansia più diffusa? «Quella ”anticipatoria” che è anche la più pericolosa e subdola. Viviamo circondati da rischi, o almeno così ci fanno credere: il fumo fa male, attenzione ai cibi troppo grassi, sesso sì, ma prudente perché c’è l’Aids, e così via. Finiamo così col vivere in modo ansioso non il pericolo reale, ma l’aspettativa continua del pericolo. L’ansia anticipatoria è ben più difficile da eliminare di un’ansia realisticamente rapportata ai fatti: perché non si riesce a immaginarsi liberi dal pericolo, perciò lo stato di sofferenza si cronicizza». più semplice prevenire o curare? «Non esiste prevenzione, purtroppo. Basta accendere la tv o girare per strada e l’ambiente che ci circonda ci immerge in una serie di pericoli potenziali dai quali è impossibile uscire. Si pensi alle assicurazioni, un business ma anche una specie di imperativo morale. Vuoi bene a qualcuno? Assicurati o assicuralo. Abbiamo assicurazioni sulla vita, sanitarie, per incidenti, furti, incendi. Spendiamo gran parte dei nostri stipendi per paura del futuro». Allora come potremmo essere davvero liberi dall’ansia? «Aumentando il nostro senso di fiducia in noi stessi e nel prossimo e, paradossalmente, dotandoci di un pizzico di fatalismo. Cioè aiutandoci là dove il mondo non ci aiuta».