Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  febbraio 06 Venerdì calendario

Lee ChungHee

• Presidente della Samsung. «’Il vero padrone dell’economia coreana”, come dice Kim Chong Dae, alto dirigente della Hannuri Investment & Securities di Seul. ”E proprio perché è così potente può influenzare tutte le scelte più rilevanti del Paese”. La Samsung è una delle più importanti industrie high-tech del mondo, in concorrenza con Sony e Motorola per la conquista dei principali mercati internazionali. I suoi utili sono aumentati di trenta volte negli ultimi dieci anni man mano che ha assunto una posizione predominante nel mondo in 19 settori, dai circuiti di memoria alle televisioni a schermo piatto. [...] Questo conferisce alla sua dirigenza un incredibile potere sull’economia e spiega perché le rare dichiarazioni pubbliche di Lee vengono vagliate con tanta attenzione dai capitani d’industria come dai politici. [...] Un tycoon popolare dell’era digitale, dunque, anche se Lee assicura di non ambire a cariche politiche. I suoi disegni restano alquanto imperscrutabili. Non concede quasi mai interviste e i suoi sporadici discorsi ufficiali possono apparire altrettanto stravaganti quanto autorevoli. Ha uno stile di vita aristocratico, circondato da automobili esotiche, cani pechinesi di razza ultraselezionata e opere d’arte di valore inestimabile raccolte ovunque nel mondo. stato definito ’l’uomo invisibile’ e anche ’un eremita di carisma’. Da quando ha preso il timone della Samsung [...] dopo la morte del padre, l’ha guidata con mano ferma. Secondo gli esperti, le sue riforme - che hanno migliorato i sistemi di contabilità, il design e i controlli di qualità - spiegano il dinamismo della Samsung. E in effetti, i cambiamenti da lui imposti nel 1993 hanno salvato il gruppo dallo smembramento durante la crisi finanziaria dell’Asia. [...] Ma nello stesso tempo, il presidente Lee è anche un dinosauro. Al pari di qualsiasi altro leader imbevuto di etica confuciana, esige un’assoluta lealtà da parte dei dipendenti. La sua reputazione - come quella di altri boss dei chaebol - è stata macchiata da accuse di corruzione dei politici e di sovvenzioni alle imprese più deboli. E nonostante il successo ottenuto nel trasformare la Samsung in una multinazionale redditizia, si sta affannando per piazzare il figlio, Jae Yong, alla guida dell’azienda familiare, in un periodo in cui tutte le altre imprese di questa regione tendono a garantire una gestione imparziale ed efficiente. Secondo i critici, la sua leadership non ha invece introdotto nulla di nuovo. ”La Samsung deve fare ancora molti passi sulla via della trasparenza e della corretta gestione aziendale”, sostiene Park Geun Young, un militante del movimento di Solidarietà Popolare per la Democrazia partecipativa. Quando Lee ha cominciato a dirigere l’impresa nel 1987 doveva dimostrare di valere qualcosa. Educato in Giappone e negli Stati Uniti, ne assunse la guida circondato dalla fama di scapestrato. Ma i dirigenti rimasero sorpresi quando videro che era in realtà una persona seria e appassionata per il lavoro, anziché uno di quegli eredi bighelloni che dissipano il patrimonio. Un giorno chiamò a raccolta 150 top manager nel lussuoso albergo Kempinsky di Francoforte, era il 1993, ordinando a tutti di volare in prima classe. Cominciò il suo discorso alle otto di sera e continuò per più di sette ore di fila. ”Non è andato neppure in bagno”, ricorda un dei partecipanti. I suoi ospiti rimasero ammutoliti. Alla fine della riunione, tutti gli ospiti vennero invitati a prendersi una settimana di vacanza per fare un giro turistico. Nel corso di un altro meeting a Los Angeles, Lee diede 1000 dollari a ciascun dirigente, per aquistare prodotti elettronici di alto livello e confrontarli con quelli della Samsung. Ma i regali e l’albergo a cinque stelle non erano tanto delle ricompense quanto piuttosto un mezzo per far conoscere ai suoi più stretti collaboratori il mondo esterno: un obiettivo primario del suo progetto di riorganizzazione aziendale il cui scopo era quello di ricostruire la Samsung a immagine di un colosso giapponese dell’elettronica come la Sony. Questo significava sbarazzarsi di industrie obsolete come quelle tessili, scorporare le attività secondarie ed eliminare gradualmente la produzione di articoli poco redditizi quali radio e ventilatori. Negli stabilimenti del gruppo, Lee aveva fatto esporre prodotti della Sony accanto a quelli della Samsung per far risaltare le differenze dal punto di vista del design come da quello della tecnologia. La sua ossessione per la qualità e l’innovazione, combinata con i progressi tecnologici realizzati negli anni ’90, ha aiutato la compagnia a superare il suo rivale giapponese. ”La partita ormai è chiusa”, sentenzia Namuh Rhee, un ex dirigente della Samsung che ha creato un proprio fondo di investimento. ”La Sony non ha saputo adattarsi alla nuova epoca digitale, mentre la Samsung ci è riuscita”. Il più grande pericolo corso dalla Samsung negli ultimi anni è tuttavia dovuto proprio a un grave errore commesso dal suo presidente: verso la metà degli anni ’90, cercò di lanciarla nel settore dell’auto. E, peggio ancora, l’operazione venne condotta in modo scorretto. Questo nuovo comparto, infatti, veniva finanziato con i proventi delle società del gruppo quotate in Borsa, e gli organi di controllo accusarono Lee di essersi invischiato in un’attività poco redditizia mentre gli azionisti pagavano il conto. "Quell’avventura fu il suo più grande insuccesso", ricorda Henry Morris, un esperto dell’Industrial Research and Consulting di Seul. "Ma imparò subito la lezione e da allora non se l’è più scordata". La Samsung è stata l’unica grande azienda sudcoreana uscita intatta dalla crisi dei mercati asiatici degli anni ’90. Oggi il gruppo di Lee appare molto simile alla General Electric, con le sue attività principali concentrate nei settori dell’elettronica, della finanza e dei servizi. Ma nello stesso tempo, nessuno più di Lee si preoccupa del rischio di adagiarsi senza guardare più lontano. [...]» (B. J. Lee, George Wehfritzm ”L’espresso” 5/2/2004).