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 2004  febbraio 05 Giovedì calendario

VISCONTI DI MODRONE Giamnmaria Roma 7 maggio 1935. • «Gli amici lo chiamano il Conte, oppure Caddy ”un soprannome nato con me perché mia madre, poche ore prima del parto, stava leggendo un libro di Faulkner nel quale era contenuta una frase che le piacque molto: ’Il caddy odorava di foglie’”

VISCONTI DI MODRONE Giamnmaria Roma 7 maggio 1935. • «Gli amici lo chiamano il Conte, oppure Caddy ”un soprannome nato con me perché mia madre, poche ore prima del parto, stava leggendo un libro di Faulkner nel quale era contenuta una frase che le piacque molto: ’Il caddy odorava di foglie’”. In realtà l’appellativo più gradito a Giammaria Visconti di Modrone è diventato quello datogli da alcuni giornalisti nel giorno del suo secondo ingresso nella società che fu presieduta dal nonno: il Conte Inter. Era il 1995 e si apriva l’era di Massimo Moratti, conosciuto in occasione di un Juventus- Inter degli anni Sessanta. [...] Per capire lo spessore di questo sentimento conviene procedere con ordine, partendo appunto da nonno Giuseppe. Che non solo eredita il colosso tessile di famiglia, con annessi i numerosi beni immobili situati nella via del centro che porta il nome dell’antico casato nobiliare, ma ha pure la ventura di sposare l’affascinante figlia di un farmacista di Brera che sulle intuizioni relative ai benefici effetti del tamarindo, della magnesia, del bicarbonato e dell’olio di ricino, avviò quel colosso della farmacia mondiale che si chiama Carlo Erba. Questa condizione assai privilegiata lo porta appunto alla presidenza dell’Inter durante la Grande Guerra. Dalle nozze nascono sette figli tra i quali il geniale Luchino, regista cinematografico di chiara fama, e Luigi (papà del nostro Giammaria) il quale porta all’altare Maddalena dei conti Arrivabene Valenti Gonzaga ( altra famiglia storica della nobiltà meneghina). Capirete perché i soliti amici del Conte lo presentino come l’uomo che lavora per hobby. ”Oggi mi occupo dell’azienda agricola di famiglia con una certa calma qui a Grazzano Visconti, il paese che mio nonno trasformò in un borgo del ”400 e che è meta di molti visitatori, ma nella mia vita ho seguito diverse aziende, oltre alla Carlo Erba, e ho ricoperto incarichi di responsabilità anche in seno alla Confagricoltura. Certo, sempre tenendo un occhio puntato sul mondo dello sport e sull’Inter in particolare”. Dunque il colpo di fulmine con la famiglia Moratti è datato 1962. Giammaria Visconti e consorte sono ospiti di Umberto Agnelli nella tribuna d’onore del Comunale di Torino. I due sono cognati avendo sposato le sorelle Violante e Allegra Caracciolo e vanno molto d’accordo, eccezion fatta per la passione calcistica. I Visconti sono interisti e al successo nerazzurro (4- 2) esultano come se si trovassero in curva. La scena viene notata dalla famiglia Moratti e all’indomani Giammaria riceve una telefonata di Gian Marco, il fratello maggiore di Massimo: papà vorrebbe conoscerla. ”Entrai in società con infinita gioia e ricordo che nacque subito un’attrazione speciale con donna Erminia, che chiamava me e mia moglie ’I miei figlioli watussi’, in riferimento alla nostra statura”. Il Conte diventa ben presto accompagnatore ufficiale della squadra proprio in coincidenza con l’inizio del ciclo storico di successi. ”Ma non fu, come molti credono, Angelo Moratti a volermi in quel ruolo, bensì Helenio Herrera. Scaramantico come tanti allenatori, notò che con me al fianco si vinceva. Ed io saltai una sola partita, peraltro bellissima. Manco a dirlo, un Juve-Inter. ”La vittoria del celebre sorpasso sul Milan, 16 maggio 1965. Eh, eh, si erano già cuciti lo scudetto sul petto ma noi li rimontammo sul filo di lana sbancando Torino mentre la Roma vinceva a San Siro. Quello è stato un giorno di incredibili emozioni per il sottoscritto che si divideva tra la sala parto, dov’era in arrivo il primogenito, e la sala di attesa dove arrivavano frammentarie notizie dai campi”. Alla fine il vispo maschietto, chiamato Luchino in onore dello zio regista, divenne ”Luchino del sorpasso” proprio per celebrare lo scudetto vinto in volata» (Nicola Cecere, ”La Gazzetta dello Sport” 4/2/2004).