Varie, 5 febbraio 2004
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Higuita Rene
• Medellin (Colombia) 28 agosto 1966. Ex calciatore. Portiere • «Una storia fatta di parate improbabili e uscite senza fine, di dribbling non riusciti e gol fatti, di carcere e droga. Una storia da raccontare: “Voglio che sia Gabriel Garcia Marquez a scriverla. La mia vita è un romanzo - ha spiegato il portiere colombiano, baffoni e capelli che vanno per conto loro - e sono sicuro che Gabo e io, anche se non ci conosciamo, ci capiremmo al volo”. [...] Il “Loco” (matto) ha scritto, con la sua generazione, alcune delle pagine più belle del calcio colombiano. [...] Il suo marchio di fabbrica: lo scorpione: Wembley, 6 settembre 1995, amichevole Inghilterra-Colombia (0-0), cronaca di un’impresa annunciata. Dopo 22 minuti Redknapp tira da trenta metri. Higuita si tuffa in avanti, fa leva con le braccia sul terreno e con i tacchi levati in aria, come la coda di uno scorpione appunto, respinge il pallone. “La più bella parata della storia” strilla il giorno dopo il “Daily Mirror”. Perché nessuno lo ha mai fatto prima, a parte lo stesso Higuita, che nel riscaldamento pre-gara si è esibito con naturalezza per sei volte. Perché nessuno lo farà dopo. Troppo difficile tecnicamente, troppo rischioso: “Bambini non provateci, potreste farvi male” avverte, non senza ammirazione, la tv inglese. Ci voleva quella (enorme) dose di pazzia che all’epoca aveva già fatto di Higuita un grande, nel bene e nel male. [...] “Sono un uomo di carne e ossa. Ho fatto tanti errori, ma ho anche tante virtù. Il calcio mi ha dato uno status, ma non dimentico mai le mie origini umili. Sono uno del popolo”. Con tutte le contraddizioni che piacerebbero a Garcia Marquez. Lui, che era tra gli affiliati al cartello di Medellin e che definì una brava persona il re dei narcotrafficanti, Pablo Escobar, si fece sei mesi di carcere tra il ’93 e il ’94 per aver fatto da mediatore in un sequestro e fu escluso dal mondiale. Quando uscì trovò i tifosi in lacrime ad accoglierlo: qualche anno prima, a suon di rigori parati e segnati (un’altra sua specialità), era entrato infatti nella storia (“Higuita presidente” scrivevano sui muri, anni dopo gli avrebbero però distrutto con una granata l’ingresso di casa) portando il Nacional di Medellin sul tetto del continente, primo club colombiano a vincere la Libertadores nell’89. Aveva fatto innamorare del suo stile sul campo anche Berlusconi dopo la finale di Intercontinentale col Milan, persa però per aver piazzato male la barriera sulla punizione decisiva di Evani. Nel ’98 piazzò invece male la pistola, troppo in vista, e fu fermato dalla polizia. A Italia ’90 arrivò con un sogno (“dribblare Maradona”), ma dopo tante uscite spettacolari non riuscì a scartare Roger Milla del Camerun, pagando l’errore con l’eliminazione agli ottavi: in fondo la porta per lui è sempre stata una gabbia. Dove esibirsi, cercando però sempre di andare oltre. La fuga continua ancora, magari Gabo ha già il titolo pronto: Parare per raccontarlo» (Paolo Tomaselli, “Corriere della Sera” 4/2/2004).