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 2004  febbraio 05 Giovedì calendario

BITOSSI

BITOSSI Franco Camaioni di Carmignano (Firenze) 1 settembre 1940. Ex ciclista. Tra le sue vittorie un giro di Lombardia, un campionato italiano, quattro tappe al Giro d’Italia del 1964 (nono), due in quello del 1965 (decimo), quattro in quello del 1970 (settimo), una in quello del 1971, due in quello del 1974 (nono), una in quello del 1975; due tappe al Tour del 1966, due in quello del 1968 (ottavo). Vicecampione del mondo nel 1972 (dietro Marino Basso), terzo nel 1977 (vittoria di Moser) quarto nel 1968 (vittoria di Adorni). Resta nella storia per la beffa di Gap (Francia), 6 agosto 1972, in cui fu ”tradito” dal compagno di squadra: «Il dramma di Bitossi e il nirvana di Basso sono facce della stessa medaglia appesa alle vite di due personaggi straordinari. Bitossi attaccò a un chilometro e mezzo dall’arrivo. Si presentò sul rettilineo, a uno sguardo dal traguardo, con un vantaggio ragguardevole. Il Mondiale sembrava suo. Lo sentiva suo. Ma il destino gli appesantì le gambe e mise le ali i suoi avversari. Un destino che non poteva essere più cinico, visto che a raggiungere e superare Bitossi, proprio negli ultimi metri, fu un altro azzurro. Marino Basso sfoderò una delle sue proverbiali volate e vinse. Vestì la maglia arcobaleno, mentre Bitossi sprofondava nello sconforto. Quella volata, quel Mondiale sono diventati un simbolo. Basso, che era fior di velocista, è l’uomo di Gap. E Bitossi, che in bici ha vinto oltre 200 corse, è ricordato per quella sconfitta. ”Ormai ci sono abituato. Ogni volta che mi invitano a una festa ciclistica ripropongono il finale di quel Mondiale. All’inizio era un pugnale che affondava nella ferita. Ora invece mi viene da ridere. Rido per come pedalavo. Non avevo più forze. Spingevo la bici con le spalle, con la testa, coi gomiti… ma non andavo più avanti. Meglio non ripensarci. Commisi anche troppi errori. Avrei dovuto rimanere a destra coperto dal vento contrario e non avrei dovuto passare dal 53x16 al 53x14. Il rapporto più duro, il vento contro e l’emozione mi hanno letteralmente bloccato”. Tutto vero, come è vero che Basso non corse propriamente in difesa del compagno azzurro che era in fuga... [...] Franco Bitossi è un uomo buono. Non prova risentimento né rancore per quel suo compagno di squadra che gli tolse la gioia più grande. ”Dopo l’arrivo del Mondiale ebbi una crisi di nervi, ma non ho mai dato la colpa a Basso. Io sono rimasto amico di Marino. Ho chiuso la carriera alla Gis, in squadra con lui, e gli ho anche tirato una volata in una tappa al Giro del Mediterraneo. Penso, immagino, anzi so che lui ha fatto quello che poteva per venirmi a prendere e ha cercato tutti gli aiuti possibili per chiudere il buco. Ma è qualcosa che ha a che fare con la sua coscienza. Io non ho avuto rancore. Mai”» (Pier Bergonzi, ”La Gazzetta dello Sport” 4/2/2004).