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 2004  febbraio 03 Martedì calendario

Mexes Philippe

• Tolosa (Francia) 31 marzo 1982. Calciatore. Dal 2004/2005 alla Roma. Difensore centrale alto 1,87, spiccate attitudini offensive • «[...] alto, bello, biondo, vaporoso, sicuramente talentuoso, ma talmente etereo da specchiarsi nei suoi tratti delicati [...] Mexes è bello a vedersi, gioca a testa alta ed esce dall’area palla al piede: uno spettacolo superbo. Il problema è che è leggero come un coriandolo e che dà sempre l’impressione di essere lì per caso. Tanto era duro Samuel, tanto è morbido lui. Tanto era spietato il muro, tanto è soffice Filippo. Un centrale deve essere cattivo, ruvido, essenziale; lui invece è lezioso come tutti i francesi e così, mentre svolazza, la porta della Roma si gonfia di palloni. [...] Per strapparlo all’Auxerre [...] si mossero [...] avvocati di rango e giuristi di grido. Venne intrapresa una battaglia legale e internazionale con i tribunali di mezza Europa, mentre lui si materializzava al ritiro di Irdning con l’orgoglio aristocratico della diversità. ”Difensore universale” lo presentò Baldini. E in effetti era davvero un tipo completo, anzi decisamente full-optional tra anelli, bracciali, cerchietti, laccetti, coda di cavallo, orecchini dark e tatuaggi punk, eppure sempre regale nel comportamento, schiena dritta da principino del pallone. Uno così sovresposto deve essere un fenomeno, sennò la gente parla dietro. E infatti. Per il suo modo di portare i calzettoni sopra il ginocchio, qualcuno lo paragonò a una delle sorelle Kessler. Per il suo modo di muoversi, altri avvicinarono le sue albeggianti qualità a quelle di un ballerino classico del dicastero di Bejart. Cominciò a giocare e la Roma cominciò a prendere valanghe di gol. Fino al momento in cui lo stesso Mexes, in un’intervista a un giornale francese, segnalò il suo malcontento fotografando a Roma una situazione da incubo. Non aveva tutti i torti, tra allenatori cambiati, portieri svagati e compagni svitati. La Roma del resto era abituata a Samuel, mentre Mexes non era (è) certo uno in grado di fare reparto da solo. Giustificazioni ne ha millemila, poveraccio. Prima un ambientamento difficile, nella nuova squadra e nella nuova città. E quindi la realtà di un nuovo campionato, giacchè in Francia poteva giocare di fioretto mentre qui è costretto a usare la spada. Di più: la difesa cambia sempre; i portieri non gli salvano mai una situazione; e lui non ha mai fortuna nei tentativi di riscatto. [...]» (Marco De Martino, ”Il Messaggero” 7/2/2005).. «Considerato in Francia l’erede di Laurent Blanc, re della difesa dell’Auxerre e futuro leader difensivo della nazionale. [...] La sua storia è quella di un prodigio, destinato ad un futuro da campione. Grande senso tattico, carattere di ferro, lucidità nei rilanci, potenza nel gioco aereo sono le caratteristiche di questo difensore nato come libero, ma capace di dare il meglio di sé non solo nel ruolo di stopper, ma anche come centrale sinistro. Guy Roux lo strappò al centro di preformazione di Castelmaurou, vicino a Tolosa dove è nato, quando aveva appena 15 anni, facendo ingelosire tutti i big della serie A. Nel 1999, Mexès faceva già parte integrante del gruppo della prima squadra e il 10 novembre esordì in casa contro il Troyes (0-1) non ancora maggiorenne, proprio come era già accaduto a Jean-Marc Ferreri, Basile Boli e Eric Cantona. A partire dalla stagione successiva, Mexès prese posto definitivamente al centro della difesa. L’annata non fu delle migliori e si chiuse con un modesto 13˚ posto. Guy Roux, però, stava mettendo insieme un gruppo di giovani talenti tra cui, oltre a Mexès, spiccano oggi i nomi di Jean- Alain Boumsong, Olivier Kapo e Djibril Cissé. [...] Nel 2001 l’Auxerre decollò, approdando al turno preliminare della Champions League. Un risultato che permise a Mexès, che nel frattempo aveva cominciato a segnare (3 gol), di ricevere la Stella d’oro di ”France Football”, ottenuta per la miglior media voti. La consacrazione però arrivò il 12 agosto 2002, con la prima convocazione nella nazionale di Jacques Santini che lo chiamò per integrarlo nel gruppo. Per Mexès iniziava così un’altra annata magica che si è conclusa con la conquista della coppa di Francia sul Paris Saint Germain, nella stessa sera in cui è diventato papà, e la partecipazione con la nazionale alla Confederation Cup, vinta contro il Camerun. [...]» (Alessandro Grandesso, ”La Gazzetta dello Sport” 29/2/2003).