3 febbraio 2004
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Khan Qadeer
• Nato a Bophal (India) il primo aprile 1936. «’Il nome del dottor Qadeer Khan sarà scritto a lettere d’oro nella storia del Pakistan”: [...] la frase con cui il presidente Musharraf aveva consegnato al ”signor bomba atomica” l’ennesima onorificenza non faceva una grinza. Fino a [...] quando l’ingegnere metallurgico al quale il popolo, riconoscente, aveva dedicato il laboratorio di ricerche di Kahuta dove sono stati forgiati gli ordigni (da quindici a venticinque, sussurrano i servizi di intelligence affaccendati a distinguere il vero dalla propaganda) è stato brutalmente licenziato dalla carica di consigliere strategico speciale del presidente e, onta suprema, confinato in casa. Arresti domiciliari, insomma, in attesa di nuovi e ancor più terrificanti sviluppi giudiziari. In un posto come il Pakistan, che non ha certo appreso dall’Inghilterra l’aurea regola della separazione dei poteri, le accuse sono una nebulosa indecifrabile: ma la colpa consisterebbe nell’aver venduto o rivelato il suo arsenale di pericolosi segreti a Paesi come Libia e Iran, che gli amici americani di Musharraf affiancano al demonio. Fine carriera di uno Stranamore bruciato dalla sua sete di onnipotenza o dall’avidità economica? ”Sono fiero del mio lavoro per il mio Paese. Ha dato ai pakistani un senso di orgoglio, sicurezza ed è stato un successo scientifico grande”, aveva scandito con orgoglio [...] a un giornalista che, sottovoce, chiedeva un commento sulle voci della sua prossima disgrazia. Non era vanteria: la notizia della sua caduta miseranda ha scatenato le piazze: migliaia di persone - studenti e diseredati - sono scese in strada in tutte le città del Paese minacciando un futuro tragico ai nemici di chi ”ci ha dato l’atomica”. La carriera di questo ingegnere metallurgico nato a Bophal, in India, da una famiglia povera e che soltanto nel 1952, cioè cinque anni dopo la spartizione dell’ex impero britannico, decise di gettare alle ortiche il passaporto indiano per ricongiungersi con i suoi correligionari musulmani, è iniziata proprio con un atto di spionaggio. Laureato in Belgio all’Università cattolica di Lovanio, lavorava in un laboratorio di ricerca olandese che costruiva centrifughe. Il suo compito, per la verità, raccontano fosse modesto: tradurre dal tedesco in olandese i documenti più riservati della ricerca e, a partire dal 1974, il progetto rivoluzionario di una nuova centrifuga detta verticale. L’ingegnere pakistano, riservato, austero, efficiente, sembrava la persona adatta per custodire informazioni pericolose. Quando, il 15 dicembre 1975, chiese di poter tornare, per un breve periodo, in Pakistan con moglie e figli per assistere un parente malato, gli ingenui olandesi non fecero obiezioni. Cominciarono a sospettare quando l’assenza dell’ingegnere così ammodo si prolungò con scuse via via più fragili. Poi arrivò la lettera di dimissioni; e scoprirono che quel collega traduttore era stato nominato dal premier Ali Bhutto direttore del centro di Kahuta dove il Pakistan, a passi di lupo, si affannava a costruire l’atomica ”naturalmente per fini esclusivamente civili”. Quando, nel maggio 1998, il primo ordigno nucleare ”made in Pakistan” esplose in un tripudio di nazionalismo assetato di pareggiare il conto con gli odiati vicini dell’India e il volto aristocratico e sussiegoso di Qadeer Khan campeggiava come un dio della guerra sui manifesti dei giubilanti pakistani, gli olandesi capirono di essere stati beffati: le centrifughe che avevano partorito la nuova potenza atomica erano identiche alle loro! L’Aia fece causa al disinvolto pakistano e ne ottenne la condanna a quattro anni di prigione per furto di informazioni riservate: magra soddisfazione, perché ormai il dottor Qadeer Khan era nell’olimpo degli eroi nazionali. Al governo di Islamabad mancavano però i mezzi per scagliare l’apocalisse sull’ingombrante vicino. Fu ancora lui, autentico globetrotter del Terrore, a trattare, in cambio di consigli ”tecnici”, con la Corea del Nord una partita di missili. A questo punto Qadeer Khan ha cominciato a pensare di poter agire in proprio. O, si mormora a Islamabad, le sirene del fondamentalismo e le parole d’ordine di al Qaeda sulla crociata contro i nemici di Dio, hanno fatto palpitare le sue scientifiche certezze. Per altri è stata soltanto una squallida questione di soldi: come ha raccontato il beffardo leader libico Gheddafi quando, dopo la conversione filooccidentale, per schiarirsi la coscienza, raccontò di aver comprato l’atomica da un team di scienziati pakistani. Che errore, fidarsi del Colonnello!» (Domenico Quirico, ”La Stampa” 1/2/2004).