Varie, 2 febbraio 2004
CERAMI
CERAMI Aisha Roma 7 ottobre 1970. Attrice. Figlia di Vincenzo e dell’attrice Mimsy Farmer • Il suo nome è di origine araba e significa ”forza vitale”. «[...] Mia madre era incinta in Algeria. Tornata a Roma, il parto è stato complicato, poi hanno deciso di chiamarmi così. Tra l’altro era anche il nome dell’ultima moglie di Maometto [...]» (Laura Piazzi, ”TvSette” n. 45/1999) • «L’esordio nel cinema fu in Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci, poi Onorevoli detenuti di Gianfranco Planta, i due film di Antonio Albanese La fame e la sete e Il nostro matrimonio è in crisi, e intanto teatro e musica - è nella Compagnia della Luna con Nicola Piovani - e poi miniserie per la tv, tra le quali Il testimone e Casa famiglia. Una carriera piuttosto varia [...] ”Sono contenta di fare televisione, ma in quella che si fa oggi bisogna solo combattere per non essere cani, i tempi sono stretti, i registi non hanno la possibilità di lavorare con gli attori, spesso ti ritrovi a dire battute indicibili e non c´è modo di discutere. Nel cinema è diverso” [...] Ha avuto un´educazione musicale, da 5 a 13 anni ha studiato violino, poi canto lirico e pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia. ”Continuo a cantare negli spettacoli con Piovani, ho una buona voce, ma non credo di avere quella cosa in più che crea uno stile personale”. Forse è la varietà di impegni che rende dispersiva la sua carriera: ”Ma ho un padre che è scrittore e anche giornalista, mia madre è attrice e anche scultrice, non potrei fermarmi ad una cosa sola”. Sua madre, Mimsy Farmer, ha appoggiato subito la scelta di fare l´attrice. Suo padre, Vincenzo Cerami, all´inizio cercò di scoraggiarla. ”Poi mi ha visto in teatro, in Ivanov con la regia di Nekrosius. ”Oggi posso dire di essere contento che tu faccia questo lavoro’, mi ha detto. Quella con Nekrosius è stata l´esperienza finora più importante, mi ha fatto amare questo mestiere”. Aisha non ha le ambizioni sfrenate di tante ragazze della sua generazione. ”Non mi piace andare in tv a promuovere le cose che faccio, non amo la mondanità e dai miei genitori ho imparato la correttezza e il rifiuto dei compromessi. merito loro se sono serena e se per me la vita privata è più importante di una carriera clamorosa”» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 1/2/2004). «Pelle diafana, occhi grigioverde, bocca morbida e un po’ imbronciata [...] ”Minuscola, sentii L’Olandese Volante di Wagner e ne rimasi stregata. Ma poi, per colpa di un insegnante, riportai un danno alle corde vocali che mi rese afona per un anno. Recuperai l’uso della voce, ma non il coraggio di sforzarla” [...]» (Margherita D’Amico, ”Sette” n. 3/1998). Vedi anche: Lucia Castagna, ”Sette” n. 15/1999.