Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  febbraio 05 Giovedì calendario

Forza Italia ha trovato un nuovo guru: don Gianni Baget Bozzo. Modestamente, la potenzialità guresca di questo sacerdote genovese l’avevo scooperta ben prima, trent’anni fa

Forza Italia ha trovato un nuovo guru: don Gianni Baget Bozzo. Modestamente, la potenzialità guresca di questo sacerdote genovese l’avevo scooperta ben prima, trent’anni fa. Correva il dicembre 1973 e Piero Ottone, allora direttore del ”Corriere della sera”, mi aveva mandato a Genova per raccontare chi comandava in quella città. Uno dei comandanti era Paolo Emilio Taviani, capo della Dc ligure. Così andai da don Gianni per farmi rivelare i misteri di quella Balena Bianca e del suo leader. Ricordo un salotto borghese, a Carignano. Buffet. Contro-buffet. Tavolo da pranzo lucidato a specchio. Poltrona in pelle nobilmente consumata. E don Gianni acciambellato come un micione sui cuscini. Il viso paffuto, più giovane dei suoi 48 anni. Le piccole mani da bambino. La pantofola pendula che andava su e giù, con un ritmo seduttivo-annoiato. Soltanto la lunga veste nera, non priva di frittelle, mi fece capire che a don Gianni piaceva essere trasandato . tanto che sono stato tra i pochi, sabato 24 gennaio, a non stupirmi quando Silvio Berlusconi , al Palazzo dei Congressi in Roma, l’ha ammonito, affettuoso: "Attento a non perdere i pantaloni!". Tornando a quel pomeriggio genovese, don Baget si rivelò una fonte preziosa. Conosceva la Dc come pochi, per averla praticata e studiata. Sulla Balena Bianca aveva scritto libri fondamentali, per noi cronistacci ignoranti. In più, lasciava intravvedere con malizia il centro della propria figura, come fanno le spogliarelliste di gran classe: un superbo libertinaggio intellettuale, fedele solo al gusto dell’analisi sorprendente, al piacere di stupire, al sadismo della battuta capace di spiegare tutto. Quando arrivammo al sempiterno Taviani, sibilò: "E’ un buon uomo, che ama soltanto due cose: la famiglia e il potere. Il potere è il suo adulterio".