Darwin Pastorin, ཿLa Stampa 31/1/2004;, 31 gennaio 2004
"Mi ritrovo con una specie di derby in famiglia. Mia madre, infatti, è una ultrà del Chievo. E definirla ultrà non rende nemmeno l’idea
"Mi ritrovo con una specie di derby in famiglia. Mia madre, infatti, è una ultrà del Chievo. E definirla ultrà non rende nemmeno l’idea. Ha messo la bandiera sul balcone di casa, a Torino, chiaro? Scrive a Del Neri, per dargli consigli tattici. Vuole parlare con il presidente Campedelli della prossima campagna-acquisti: ha visto, su Sky, dei giocatori spagnoli e inglesi interessanti... Disserta su schemi, questioni psicologiche, ha pronto un piatto ”miracoloso” veneto-brasiliano per Santana e compagni, per questa settimana mi ha tolto il saluto. Vedrà la partita con addosso la maglia di Luciano. Dopo il match, la chiamerò: per consolarla. E lei mi dirà: ma non potrebbe arrivare Zalayeta in prestito? E io, per non farla soffrire troppo, le dirò: sì, mammina, e anche Fresi, chissà... In curva Filadelfia, tanti anni fa, andavo con mia madre (mio padre, invece, più snob, preferiva la tribuna centrale). Accompagnandomi a vedere Pietruzzu e Bobby-Gol, si è innamorata del pallone. Molti giocatori hanno frequentato la nostra casa e provato i suoi manicaretti: Terraneo, Brio, Ravanelli, Junior, Edinho, Gentile, Marocchino, Muller. Adesso, cerca di convincere i nipoti a tifare Chievo. Non lo fa correttamente: promette gelati e regali. Da cartellino rosso" (lo juventino Darwin Pastorin).