Antonella Barina, ཿVenerdì 30/1/2004, pagina 87., 30 gennaio 2004
Nel Seicento, quando Tokyo si chiamava ancora Edo, un giapponese tsu (alla moda) era solito frequentare Yoshiwara, il quartiere dei piaceri abitato da cortigiane di ogni rango: dalle teppo (polveri da sparo), prostitute malmesse e puzzolenti, fino alle tayu, impareggiabili maestre d’amore
Nel Seicento, quando Tokyo si chiamava ancora Edo, un giapponese tsu (alla moda) era solito frequentare Yoshiwara, il quartiere dei piaceri abitato da cortigiane di ogni rango: dalle teppo (polveri da sparo), prostitute malmesse e puzzolenti, fino alle tayu, impareggiabili maestre d’amore. Per ottenere un appuntamento con una tayu si potevano aspettare anche tre mesi. Lei arrivava procedendo col passo nobile dei feudatari che rendevano omaggio all’imperatore (il dochu), indosso dieci vesti sovrapposte e venti persone al seguito. Colta, poetessa, calligrafa, esperta nell’arte dei fiori. Trascorrere un’ora in sua compagnia costava 10 ryo, circa 6 mila euro. Si conversava, si verseggiava, ci si scambiavano arguzie. La prima volta non si consumava mai: bisognava spendere più fortune perché la fanciulla concedesse le sue grazie.