Luca Piana, "L’espresso" 5/2/2004, pagina 121., 5 febbraio 2004
Sono numerosi i bond in scadenza quest’anno e diverse aziende non hanno in cassa i soldi per rimborsarli
Sono numerosi i bond in scadenza quest’anno e diverse aziende non hanno in cassa i soldi per rimborsarli. Un caso esemplare è quello dell’industria meccanica modenese Italtractor: fondata nel ’69, agli inizi degli anni Novanta acquista attività dell’Iri e diventa fornitore di componenti per macchine movimento terra prodotte dalla Cnh e dalla John Deere. Nel 2001 i ricavi raggiungono 318 milioni di euro, ma crescono anche i debiti (209 milioni). Nello stesso anno l’azienda finisce in rosso per 9 milioni. Nel gennaio 2002 le banche lanciano un prestito obbligazionario da 100 milioni di euro. I proventi del prestito non vengono però usati per rilanciare il gruppo, ma quasi tutti (80 milioni) servono a rimborsare i prestiti concessi in passato dagli istituti di credito. Lo scorso 22 gennaio il bond Italtractor è scaduto e l’azienda non aveva soldi per il rimborso. Nel frattempo, le banche avevano rivenduto le obbligazioni a 3.500 investitori e risparmiatori. In scadenza anche le obbligazioni della Finpart, finanziaria guidata da Gianluigi Facchini, che controlla marchi come Cerruti, Moncler, Henry Cotton’s. Nel 2001 lanciò un bond da 200 milioni con l’etichetta Cerruti, che scadrà a luglio. Lo scorso 23 gennaio Finpart ha pagato gli interessi, ma la crisi resta: i debiti finanziari superano i 400 milioni di euro e un nuovo prestito obbligazionario appare improbabile. Versace a luglio deve restituire un bond da 100 milioni di euro, ma i debiti della griffe ammontano a circa 140 milioni. Santo e Donatella Versace stanno pensando di vendere il palazzo storico di via del Gesù a Milano, ma l’incasso previsto è di 50 milioni, insufficiente a rimborsare tutto il prestito.