30 gennaio 2004
Tags : Yaroslav. Popovych
Popovych Yaroslav
• Nato a Kalinov (Ucraina) il 4 gennaio 1980. Ciclista. Nel 2001 ha vinto la Roubaix baby e l’iride tra i dilettanti a Lisbona. Passato pro’ nel 2002 con la Landbouwkrediet-Colnago, ha ottenuto 2 successi: Gp Porec e Gp Ginevra. Al Giro è arrivato 12? nel 2002 (miglior neo) e 3? nel 2003 dietro Simoni e Garzelli. Nel 2004 ha indossato la maglia rosa (strappandola a Damiano Cunego). " nato a Kalinov, nella regione di Leopoli, terra di colline, di agricoltura e di petrolio, al confine con la Polonia. Strade gelate e inverni insopportabili. arrivato in Italia sei anni fa. Lo scoprì il talent scout Locatelli durante una tappa del Giro delle Regioni per dilettanti nel ’99. Fu un altro corridore ucraino, Gustov, a raccomandargli quel giovane fenomeno. ”Mi accorsi subito del suo polpaccio - ricordava Locatelli - è muscoloso e alto, il massimo per lo scatto e la velocità”. Il fatto è che il Popo corre benissimo anche in salita, contraddicendo il teorema che vuole per gli scalatori un fisico più brevilineo, 1,74 per 62 chili. D’inverno, suo padre, che stravedeva per la boxe e avrebbe voluto vederlo sul ring, quando capì che il ragazzo con la bici aveva talento, cominciò a portarlo in Crimea ad allenarsi sui pedali. A 12 anni Yaro comincia a correre su pista (’Ma non potevo permettermi i guanti”), a 15 entra nella scuola di ciclismo di Kiev, a 600 chilometri da casa pur di avere una bici gratis. Racconta il Popo che da piccolo, quando tornava dalla scuola, chiedeva se quella sera si poteva mangiare. Non ha avuto una vita facile. Suo padre, che era disoccupato con cinque figli, nel 2000 trovò un nuovo lavoro in Siberia come responsabile di una fattoria e lasciò la casa. Ma le cose, per Yaro, intanto si mettevano bene. Viene ingaggiato dalla Vellutex e vince il Val d’Aosta. Così arrivano i primi soldi. Nel 2001 è mondiale under 23. L’anno dopo è prof. Ora manda quasi tutti i suoi guadagni ai genitori, e il padre, che oggi lavora nell’edilizia, sta pensando di costruire un albergo. Dopo il terzo posto dell’anno scorso al Giro, è diventato una stella anche in Ucraina, ma lui non si monta la testa. Non è il tipo. ”Il suo grande vantaggio è proprio la testa - dice Colnago junior, Alessandro -, non c’è niente che riesca a distrarlo. Una sera eravamo in viaggio e volevamo fermarci a mangiare. Lui fa: no, stasera niente cena, devo tirar giù il mezzo chilo in più”. Testa sulle spalle, casa in Toscana, una fidanzata di cui non vuole rivelare il nome, perché ”quello che succede in casa mia lo so solo io”, italiano quasi perfetto, a parte qualche tempo verbale e l’assenza di articoli. ”Ma - assicura Colnago - capisce perfettamente il bergamasco”" (Paolo Di Stefano, ”Corriere della Sera” 23/5/2004).