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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

La sua entrata in servizio è prevista per il 2005, ma stando ai fanatici di tecnologia militare sarebbe già stato sperimentato in battaglia, durante operazioni rigorosamente top secret in Serbia e in Afghanistan

La sua entrata in servizio è prevista per il 2005, ma stando ai fanatici di tecnologia militare sarebbe già stato sperimentato in battaglia, durante operazioni rigorosamente top secret in Serbia e in Afghanistan. Non è un caso che l’elicottero Comanche RAH-66 faccia volare (anche troppo) la fantasia: con il suo radar-periscopio può individuare 256 bersagli contemporaneamente e abbatterli, stando nascosto dietro una collina. Ma sono soprattutto il suo rotore silenzioso e le sue forme invisibili ai radar a candidarlo come il primo elicottero invisibile nella storia dell’aviazione. Il progetto del Comanche nacque all’inizio degli anni ’90, quando gli Usa volevano sostituire il piccolo ma versatile Kiowa (l’elicottero da esplorazione utilizzato ancora oggi), da affiancare al potente Apache, il celebre elicottero da combattimento. Ma il nuovo velivolo non avrebbe dovuto limitarsi alle ricognizioni, come il predecessore: doveva includere pure una vasta gamma di armamenti, per poter così rimpiazzare anche gli ormai anziani elicotteri d’attacco Cobra. La costruzione del velivolo fu affidata alla joint-venture Boeing’Sikorsky, che ultimò il prototipo il 25 maggio 1995. Il suo primo volo avvenne il 4 gennaio 1996. Il RAH-66 è stato il primo elicottero ad avere questa sigla, che ne esprime la versatilità: dalla ricognizione (Reconnaissance) all’attacco (Attack), mentre la H sta per Helicopter, elicottero. Il Comanche è stato progettato per penetrare in profondità nello spazio aereo nemico, diventando quasi un elicottero fantasma. Per questo il RAH-66 è stato realizzato con la tecnologia stealth, resa celebre da altri velivoli militari come l’F-35 (vedi ”Macchina del Tempo” di luglio). Le sue morbide linee sono infatti in grado di assorbire o deviare le onde emesse dai radar nemici, che lo individuano con molta difficoltà. E proprio per ridurre la propria impronta radar, il Comanche ha il cannoncino anteriore, il carrello e i missili completamente retrattili, oltre a una fusoliera realizzata con i più avanzati materiali compositi. Con questi accorgimenti, il RAH-66 sarà visibile dai radar nemici da 200 a 600 volte in meno rispetto agli elicotteri odierni. Ma il RAH-66 non è invisibile solo ai radar: anche i rilevatori di calore incon- (segue a pagina 126) (continua da pag. 123) trerebbero notevoli difficoltà a captare la sua presenza, poiché il Comanche ha un congegno che miscela aria fredda ai bollenti scarichi dei motori; così la sua segnatura termica è pari solo al 25% di quella di altri elicotteri da combattimento. Come se non bastasse, il Comanche sfugge anche ai più semplici radar, le orecchie e gli occhi umani: grazie al rotore principale a 5 pale e al rotore di coda intubato, emette metà decibel di un comune elicottero. E le sue forme sottili lo rendono difficile da avvistare, soprattutto se visto di fronte (foto). Tutte caratteristiche che gli permetteranno di penetrare 4-5 volte più in profondità tra le linee nemiche, rispetto agli altri elicotteri militari. pILOTI HIGH-TECH Ma ciò che più differenzia il RAH-66 dagli attuali elicotteri è la strumentazione, studiata per ridurre al minimo i compiti del pilota e dell’armiere; questi possono così concentrarsi sulle minacce più immediate, senza doversi preoccupare di gestire i vari apparati della cabina. Per ottenere i dati sul volo e sugli obiettivi, i due elicotteristi high’tech non avranno più bisogno di distogliere lo sguardo dal campo di battaglia per consultare i vari display: tutte le informazioni necessarie saranno proiettate sul visore integrato nei loro caschi. E le mappe delle zone saranno sostituite dalle loro versioni digitali. Ma un elicottero da combattimento non può limitarsi a un’avionica d’avanguardia: deve pur sempre poter liquidare il nemico in modo rapido ed efficace. Il Comanche incorpora infatti delle armi micidiali, tutte richiamabili all’interno della fusoliera per ridurre la traccia radar: un cannone a canne rotanti (in grado di sparare fino a 1.500 colpi da 20 mm al minuto), razzi non guidati ad alto esplosivo (per attaccare i veicoli leggeri), missili aria-terra guidati tramite un laser, sensori a infrarossi o schermi televisivi (in grado di colpire obiettivi nemici fino a 9 km di distanza, con la massima precisione) e missili aria’aria che si agganciano alla scia di calore emessa dai motori dei velivoli nemici. Se le sole armi alloggiate nella fusoliera non fossero sufficienti, il Comanche potrebbe caricare altri 8 missili su due alette esterne. Così sarebbe un po’ più visibile, ma avrebbe una potenza di fuoco più che raddoppiata. Le sue vere potenzialità, comunque, il Comanche le rivelerà solo in combattimento: per ridurre i rischi di essere individuato ed attaccato, potrà localizzare il nemico rimanendo coperto da un qualsiasi rilievo (una collina, un edificio), esponendo solo il suo radar Longbow, montato sopra il rotore principale; se impiegato in questa maniera, il radar funzionerà come un periscopio. DRIBBLARE UNA COLLINA Anche in caso di assenza di luce (in missioni notturne), il pilota potrà osservare la situazione grazie a un amplificatore di luminosità di seconda generazione; i vari computer del radar-periscopio si preoccuperanno di individuare fino a 256 bersagli contemporaneamente, di classificarli (carro armato, aereo, elicottero), di valutarne la pericolosità e stabilire quali attaccare per primi; poi penseranno ad agganciare i più temibili e a fornirne un’immagine digitale al pilota: a questi non resterà che premere il pulsante di fuoco per lanciare i suoi missili intelligenti, che aggireranno la collina e piomberanno improvvisamente sull’obiettivo. Il quale, probabilmente, non si sarà nemmeno accorto della presenza del Comanche. E se il RAH-66 dovesse rimanere a secco di munizioni? Nessun problema: l’elicottero potrebbe fornire in tempo reale, alle altre forze in appoggio (aerei, postazioni di artiglieria), le coordinate dell’obiettivo con un’immagine digitale: ci penseranno loro a neutralizzarlo in un secondo tempo, mentre il Comanche tornerà tranquillamente alla base. Marco Marinoni