Massimo Carboni Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 28 gennaio 2004
«La siccità? L’arma per sconfiggerla sarà la nebbia (...). Questa almeno è l’indicazione che viene da Chungungo, un villaggio di pescatori nel nord del Cile, in una delle zone costiere più aride al mondo
«La siccità? L’arma per sconfiggerla sarà la nebbia (...). Questa almeno è l’indicazione che viene da Chungungo, un villaggio di pescatori nel nord del Cile, in una delle zone costiere più aride al mondo. Qui il progetto, ”Scienza e tecnologia della vita per i Paesi in via di sviluppo”, finanziato dalla Commissione dell’Ue e alla cui realizzazione hanno partecipato anche i ricercatori italiani del Cnr e delle Università di Padova e Firenze, ha sconfitto la siccità. Con un sistema di approvvigionamento idrico che è il primo tentativo al mondo di produrre acqua dalla nebbia, prendendo quest’ultima letteralmente dalla rete. Il (...) sistema collettore di nebbia è costituito da 75 reti di poliproteine, con una superficie di 50 metri quadrati l’una, sistemate lungo la costa perpendicolarmente alla direzione del vento, che soffia costante dall’Oceano Pacifico verso l’entroterra. (...) Un altro fattore è fondamentale per il successo: una catena montuosa di almeno 500 metri di altezza. Le maglie delle reti catturano le finissime goccioline d’acqua della nebbia, che si uniscono tra loro formando gocce via via di dimensioni maggiori e che per gravità cadono in recipienti alla base delle reti. Un sistema di condutture raccoglie l’acqua prodotta in un serbatoio finale. Il sistema messo a punto è in grado di ricavare alcune decine di litri d’acqua al giorno per metro quadrato di rete, 11mila litri nel caso di Chungungo. (...). Un risultato promettente per la lotta alla siccità, che ha già cambiato la vita dei pescatori nel villaggio cileno: oggi le reti ”acchiappanebbia” producono 33 litri d’acqua pro capite, contro i 14 di prima». (Massimo Carboni, ”Il Giornale”, 27 luglio 2002)