Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

Il pianeta perduto, il più sfortunato di tutti quelli che si formarono agli albori del Sistema solare

Il pianeta perduto, il più sfortunato di tutti quelli che si formarono agli albori del Sistema solare. Una vita breve, terminata con un tuffo nella fornace del Sole. Si può riassumere così la storia del Pianeta 5°. Un corpo celeste che scomparve miliardi di anni fa, ma tutt’altro che in sordina: la sua fine fu accompagnata da un cataclisma di cui si trovano le tracce sulla Luna e forse anche altrove. è questo lo scenario ipotizzato da John Chambers e Jack Lissauer, del centro di ricerche Ames della Nasa, a Moffet Field, in California. Presentata alla 33° Conferenza scientifica sulla Luna e i pianeti, tenuta da poco in Texas, l’ipotesi di un pianeta perduto tanto tempo fa promette di riscrivere un pezzo di storia del Sistema solare. I due scienziati sono partiti dall’esame delle rocce riportate indietro dalla Luna nel corso delle missioni umane Apollo. L’analisi dei materiali raccolti durante quelle esplorazioni ha dimostrato che le rocce da impatto (formate quando si raffredda il materiale fuso dall’urto di un corpo celeste sulla superficie) hanno tutte la stessa età: da 3,9 a 4 miliardi di anni. Ciò significa che in quel periodo la Luna fu sottoposta ad un bombardamento violentissimo da parte di meteoriti ed asteroidi. Tale bombardamento si è però rapidamente fermato, visto che, almeno dove sono stati gli astronauti, non si trovano rocce da impatto più giovani. Non è solo la curiosità scientifica di sapere cosa sia successo alla Luna: una pioggia del genere ha sicuramente coinvolto anche la Terra. Un cataclisma di enormi proporzioni, avvenuto proprio quando la vita, secondo alcuni, si stava timidamente affacciando sul nostro pianeta. SPAZZINI COSMICI Da anni gli scienziati discutono su cosa possa essere successo, e le ipotesi sono due. Secondo la prima, nelle rocce lunari è registrato solo l’ultimo periodo di un bombardamento che era in corso ininterrottamente sin dalla formazione del Sistema solare. Quindi ciò che avveniva 3,9 miliardi di anni fa non era altro che la coda di questo fenomeno che si stava esaurendo. Ma poiché ogni impatto cancellava le tracce di quelli precedenti, tutto risulta concentrato in un periodo di tempo molto ristretto. Ma questa ricostruzione crea qualche problema. Secondo le teorie attuali, i pianeti si formarono circa 4,5 miliardi di anni fa. Assieme a loro nacquero anche tutti i corpi minori, dagli asteroidi alle comete, che nei primi tempi finirono per cadere spesso proprio sui pianeti, attratti dalla loro forza gravitazionale. Quindi questi ultimi hanno avuto una funzione iniziale di spazzini dei detriti in giro per il Sistema solare. Ma proprio per questa azione di ripulitura, secondo i calcoli la maggior parte degli asteroidi sistemati su orbite che incrociavano quelle dei pianeti sarebbe dovuta sparire in breve tempo, ben prima del grande bombardamento sulla Luna. A sopravvivere sarebbero stati solo quelli sistemati nella cosiddetta fascia degli asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove, dove sono tuttora. UN’ORBITA INSTABILE La seconda ipotesi è che 3,9 miliardi di anni fa il Sistema solare fosse un luogo abbastanza tranquillo, i grandi bombardamenti erano finiti da un pezzo. Solo che, improvvisamente, sbucò fuori una nuvola di asteroidi e cominciò a colpire i pianeti più interni. Da dove potevano venire queste meteore? E perché erano rimaste in disparte fino a quel momento? Qui entra in gioco l’ipotesi del Pianeta 5° di Chambers e Lissauer. Secondo la loro ricostruzione al computer, un tempo il Sistema solare aveva un altro pianeta di tipo terrestre, cioè roccioso, che sarebbe stato il quinto di questo tipo (oggi ce ne sono solo quattro: Mercurio, Venere, Terra e Marte). Da qui l’aggettivo ”5°”. Ma era un pianeta nato male: a differenza dei suoi simili, la sua orbita, situata appena oltre Marte, era piuttosto instabile, e poco meno di quattro miliardi di anni fa saltarono fuori i problemi. Il Pianeta 5° cominciò a girare attorno al Sole in una traiettoria sempre più ellittica, ed in questo modo andò a sfiorare proprio la fascia degli asteroidi. La sua attrazione gravitazionale portò lo sconquasso in quella zona, e molti dei corpi celesti che vi si trovavano furono deviati, fino a cadere verso le regioni interne del Sistema solare. Ovviamente alcuni passarono vicino alla Terra (quindi anche alla Luna) finendo per caderci sopra. «Probabilmente – dice Chambers – il Pianeta 5° era grande circa la metà di Marte, o forse meno». Fu sufficiente: come una fionda cosmica impazzita, il ”5°” raccolse frammenti dallo spazio è li scagliò tutto intorno, seminando distruzione sui pianeti ancora giovani. «Dai nostri calcoli – precisa lo scienziato – sappiamo che la Terra, essendo più grande, potrebbe essere stata colpita da un numero di asteroidi venti o trenta volte superiore rispetto alla Luna. Immaginiamo impatti mille volte più potenti di quello che portò all’estinzione dei dinosauri. Possiamo supporre che, se sulla Terra esisteva già qualche forma di vita, il cataclisma potrebbe essere bastato a spazzarla via». UN TUFFO NEL SOLe Ma questa catastrofe potrebbe essere vista anche da una prospettiva opposta: una benedizione per il nostro pianeta. Forse la vita sulla Terra non c’era ancora, e proprio gli asteroidi precipitati potrebbero aver portato quei preziosi materiali (acqua e carbonio prima di tutto) senza i quali non sarebbe mai nata. Intanto, mentre la Terra ribolliva sotto i colpi, la sorte del Pianeta 5° era ormai segnata. L’orbita instabile sulla quale si era avviato lo portò a sfiorare sempre più da vicino il Sole, fino a che ne fu inghiottito, concludendo la sua storia in un piccolo lampo sulla superficie della nostra stella. Forse fu un distruttore di mondi, forse un seminatore di vita. Comunque sia andata, oggi di lui non resta più nulla, se non le tracce di quell’antico bombardamento. «Sfortunatamente – conclude Chambers – sulla Terra non abbiamo rocce così antiche. Per avere altre testimonianze di quegli eventi dovremmo esaminare materiale proveniente non solo dalla Luna, ma anche da Mercurio o Marte. Se le cose sono andate come pensiamo, anche lì dovremmo verificare che l’età delle rocce da impatto è fissa sui 3,9 miliardi di anni». Americo Bonanni