Massimo Parrini, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Per più di quarant’anni, dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta del Muro di Berlino, la controparte dei cadetti di West Point sono stati i loro coetanei dell’Unione Sovietica, che frequentavano i corsi dell’Accademia di Jukovskij, 35 chilometri a nord di Mosca
Per più di quarant’anni, dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta del Muro di Berlino, la controparte dei cadetti di West Point sono stati i loro coetanei dell’Unione Sovietica, che frequentavano i corsi dell’Accademia di Jukovskij, 35 chilometri a nord di Mosca. Lì venivano formati gli ingegneri che realizzarono moltissime delle opere del regime comunista. Da lì venivano i migliori piloti del Paese e gli astronauti che nei primi anni della corsa allo spazio, prendendo il volo dalla base di Baikonur, umiliarono più volte i colleghi statunitensi. Ma se West Point è ancora un elemento fondamentale della società americana, Jukovskij ha perso tutto il suo splendore: custodendo numerosi segreti militari, essendo il centro studi in cui nascevano i progetti realizzati poi nelle industrie d’armamenti sparsi tutt’intorno, è stata per decenni una città impenetrabile agli stranieri, una città chiusa. Con il crollo dell’Urss, il complesso militare industriale, come tutti gli altri sparsi per il Paese, ha perso gran parte della sua importanza, la città è diventata un dormitorio per le famiglie degli addetti alle fabbriche d’armamenti che sono riuscite a evitare la chiusura. La crisi economica ha quasi azzerato i fondi per le ricerche, l’esercito è stato tra le prime vittime della crisi e di certo la miglior gioventù russa non pensa oggi di intraprendere quel tipo di carriera. La città vive nel ricordo del glorioso passato e ogni anno celebra la Mostra delle Conquiste dell’aeronautica militare, con la partecipazione di esperti e osservatori da ogni parte del mondo. La principale attrattiva militare della zona è costituita oggi dal campo d’addestramento Cascata, dove Ghennadij Karatjev, un ex ufficiale dei Berretti Rossi (i commandos del ministero dell’Interno) addestra ragazzini di età compresa tra i 9 e i 16 anni, che dovranno costituire l’ossatura dell’esercito dei prossimi decenni. Inserite in quello che sembra un vero e proprio ”laboratorio dell’aggressività”, le giovanissime reclute imparano a smontare e rimontare un Kalashnikov nel minor tempo possibile e a uccidere un nemico usando qualsiasi oggetto sia a portata di mano, persino un cucchiaio. Le specializzazioni sono quattro: gli Speznatz (truppe d’élite), l’intelligence, la fanteria, l’emergenza. Sono ammesse anche le ragazze, che però si occupano solo di soccorso ed emergenza e sono escluse da tutto ciò che riguarda il combattimento. L’addestramento dura tutto l’anno, con un campo estivo di due mesi e uno invernale di 15 giorni. Accanto a materie tradizionali come storia e matematica, gli allievi imparano come reagire ad attacchi terroristici o a un bombardamento nucleare, a usare un mortaio, scavare trincee, erigere difese. Irina Zudova, funzionaria della scuola, dice che tutto questo aiuterà i giovani a diventare cittadini migliori: «Li portiamo nei musei e nelle basi militari. Ascoltano dai veterani lezioni di vita, di solidarietà e di eroismo. Studiano con più lena la storia, e capiscono quanti sacrifici ha dovuto fare il nostro popolo». Le scuole di questo tipo sono sempre più numerose in Russia: gli ufficiali dell’Armata Rossa le hanno aperte in tutto il Paese per prendersi cura dei quasi due milioni di bambini abbandonati dai genitori dopo il collasso dell’economia nazionale. Molti graduati destinano una quota del loro stipendio per tenere in piedi queste unità. La prima ”brigata giovanile” fu creata nel 1997 nel quartier generale della Divisione Tank Kantemirovskaya da Alexy Valov, colonnello che durante un viaggio da Mosca alla base (70 chilometri) era rimasto colpito dai bambini abbandonati che vedeva per le strade. Adesso quei bambini lavorano con una batteria di missili terra-aria S-300, usando strumenti molto più grandi di loro. Altri lavorano nella Divisione Difesa Chimica e Biologica. Nella stanza dove si svolgono le esercitazioni di guerra chimica, accanto alle tabelle delle radiazioni e a un’esposizione di filtri antigas, è appeso un cartello sul quale uno studente ha scritto: « difficile quando si studia, facile quando si combatte».