Massimo Parrini, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Breve storia di West Point
Cos’hanno in comune il canale di Panama, la ferrovia Mosca-San Pietroburgo e DisneyWorld? Pochi lo sanno, ma sono tutte opere realizzate da ingegneri laureati nell’accademia militare statunitense di West Point, che festeggia quest’anno il bicentenario. Istituita dal presidente Thomas Jefferson il 16 marzo del 1802, inaugurata il 4 luglio dello stesso anno, tra i suoi notables graduates (laureati illustri) non annovera solo George Washington Whistler, George Washington Goethals e William E. Potter, gli autori appunto delle tre opere di cui sopra, ma moltissimi uomini di scienza che hanno compiuto in questi due secoli imprese memorabili, basti citare fra i tanti gli astronauti Michael Collins e Edwin ”Buzz” Aldrin, membri del primo equipaggio che sbarcò sulla Luna. West Point è stata la prima accademia militare fondata negli Usa (l’accademia navale di Annapolis fu fondata nel 1845, quella aeronautica del Colorado nel 1954) e ha da sempre uno stretto legame con le tecnologie, non solo d’uso militare: fu istituita perché il Paese non fosse più dipendente dalla collaborazione di consulenti stranieri nell’utilizzo dell’artiglieria, e poiché fu fondata quando gli Stati Uniti erano ancora letteralmente da costruire, per decenni furono i suoi laureati a realizzare le strade, i ponti, i porti di cui la nazione aveva bisogno per tenere il passo con la parte più modernizzata del mondo. Per più di vent’anni fu la sola scuola di ingegneria del Paese: il Rensselaeer Polytechnic Institute, la seconda, fu fondato più di venti anni dopo, nel 1824, e non produsse laureati prima del 1935. Yale ed Harvard, due tra le più prestigiose e famose università americane, aprirono la facoltà d’ingegneria nel 1847 (rispettivamente Lawrence Scientific School e Sheffield Scientific School) e per farlo dovettero entrambe ricorrere a insegnanti formati a West Point. Agli usa servivano teste La prima idea riguardo alla sua fondazione è del 1800: risale ad allora una lettera in cui Jefferson chiedeva al filosofo ed economista francese Pierre S. du Pont de Nemours quali fossero in quel momento le più importanti branche della scienza mondiale e, soprattutto, quali a suo avviso avrebbero dovuto essere inserite nel curriculum di studi di un’accademia militare. Du Pont rispose proponendo un intero sistema d’educazione nazionale, dalle primary schools ai college, suggerì la creazione di facoltà di medicina e di legge, ma non poté che concludere sottolineando che di una cosa c’era soprattutto urgenza, ingegneri: «Non c’è nazione al mondo» spiegò «che abbia più bisogno di canali. Per non parlare del resto». E il compito, nel corso degli anni, è stato svolto a dovere: oltre agli ingegneri già citati, devono essere ricordati Thomas Green (classe 1923), che disegnò la rete della distribuzione dell’acqua a New York; Thomas Lincoln Casey (1852), che collaborò alla realizzazione della Biblioteca del Congresso; Benjamin Grubb Humphreys (1825) e Joel Abbot (1850), che realizzarono il sistema idraulico che governa il flusso del Mississipi. Occorre a questo punto fare una precisazione, e cioè che è vero che Jefferson, quando firmò il documento che dava il via alla realizzazione nello Stato di New York della nuova accademia, aveva in mente come suo principale compito la produzione di ingegneri, ma bisogna ricordare che l’impronta fortemente scientifica data a West Point ha anche un’altra motivazione: il presidente temeva che questa nuova élite militare avrebbe sì costituito per il Paese un’indispensabile risorsa, ma anche una grande minaccia per la libertà, soprattutto in una democrazia ancora così giovane e debole. Per questo cercò di indirizzare l’accademia nella formazione di bravi soldati che avessero però, grazie agli studi scientifici, un approccio alla vita americana non meramente militare. «Il nostro obiettivo» disse Jonathan Williams, il nipote di Benjamin Franklin cui per primo fu affidata la direzione «non è diventare una piccola scuola di studi matematici: diventeremo una grande istituzione nazionale. Dovremo sempre ricordare che i nostri ufficiali sono uomini di scienza, e come tali dovranno presentarsi all’intera società». Erano passati appena dieci anni dalla fondazione, quando la leggenda di West Point cominciò a diffondersi non solo attraverso gli Stati Uniti, ma nel mondo intero: durante la guerra del 1812 i britannici non riuscirono a espugnare un solo forte che fosse stato costruito dai suoi laureati. Tale era il mito d’invincibilità che lo storico Henry Adams disse: «Avessimo mandato a Washington (ndr occupata dagli inglesi nella guerra del 1812) uno di quegli ingegneri, la città sarebbe stata facilmente salvata». L’accademia creata da Jefferson, scrisse ancora Adams, aveva raddoppiato le capacità di resistenza del piccolo esercito americano, e introdotto nella vita del Paese un nuovo sentimento scientifico. L’importanza di West Point investe tutti gli aspetti della società americana: basti pensare che tra i laureati della classe 1842 spicca Abner Doubleday, ritenuto l’inventore del baseball. E negli anni, seguendo il motto coniato da Douglas MacArthur, «ogni cadetto un atleta», sono stati ben cento i membri della squadra olimpica Usa provenienti da West Point. Ovviamente, però, l’accademia ha avuto principalmente un’importanza militare: in 55 delle 60 battaglie combattute durante la guerra civile, entrambi i comandanti degli schieramenti (compresi Ulysses S. Grant and Robert E. Lee) provenivano dalle sue aule, negli altri cinque casi c’era comunque un laureato di West Point a capo di uno degli schieramenti. Da West Point proveniva John J. Pershing (classe 1886) comandante in capo delle truppe mandate a combattere in Europa durante la prima guerra mondiale, da lì provenivano alcuni dei principali protagonisti della seconda guerra mondiale: il già citato Douglas MacArthur (1903), comandante supremo delle forze nel Pacifico dal 1941 al 1945; George S. Patton (1909), comandante della Settima armata dal 1942 al 1944 e della Terza dal 1944 al 1945 (sua la frase «West Point è un luogo santo»); Omar N. Bradley (1915), comandante della Prima e della Dodicesima armata durante la seconda guerra mondiale; Dwight D. Eisenhower (1915), comandante supremo delle Forze Alleate in Europa dal 1943 al 1945, presidente degli Stati Uniti dal 1953 al 1961. Avvicinandoci ai nostri giorni scopriamo che ha studiato a West Point anche H. Norman Schwarzkopf (1956), nel 1991 comandante della ”Desert Storm” contro l’Iraq. oggi si studia il terrorismo La storia dell’Accademia percorre due secoli in cui lo sviluppo della scienza e della tecnologia ha cambiato il nostro modo di vivere, e i cadetti si sono sempre mostrati in prima linea nelle conquiste che in questo periodo hanno fatto la storia dell’umanità. Non a caso uno dei motti dell’Accademia è: «La maggior parte della storia che insegniamo è fatta da gente cui la insegnammo». Basti l’esempio del volo: da West Point proveniva Thomas Selfridge (classe 1903), che nel 1908 divenne la prima vittima di un incidente aereo (viaggiava con Orville Wright, pioniere dell’aria che invece sopravvisse all’incidente). Per non parlare della conquista dello spazio: 6 dei primi 130 astronauti erano laureati di West Point, tra loro Ed White, primo uomo a camminare nello spazio, che morì durante un lancio dell’Apollo a Cape Kennedy; e Edwin ”Buzz” Aldrin, al quale abbiamo già accennato, che fu il secondo uomo a camminare sulla Luna. E anche prima, quando invece di conquistare lo spazio c’era da conquistare l’America, il Far West, fu James Allen (classe 1829) a scoprire le sorgenti del Mississipi. Con il mondo che cambia, son cambiati anche i programmi di studio dei cadetti, che oggi prevedono, ad esempio, corsi sul terrorismo. Dopo i fatti dell’11 settembre scorso, qualcuno aveva addirittura proposto di cancellare le celebrazioni del bicentenario, ma alla fine hanno vinto quelli che si opponevano a questa ipotesi: «Ci abbiamo pensato a lungo» confida il colonnello Pat Kane, che dirige l’ufficio per la celebrazione dell’anniversario «ma abbiamo deciso di non fermarci. Il Paese oggi ha ancora più bisogno di West Point. In questo modo vogliamo ribadire agli americani che qui ci sono giovani leader sui quali possono contare, addestrati per servire al meglio gli Stati Uniti, pronti a svolgere qualsiasi compito venga loro richiesto». I tre milioni di visitatori che ogni anno si recano a West Point non mancano di recarsi al museo nella vicina cittadina di Highland Falls, ed è molto apprezzata la galleria con i quadri degli allievi, fra cui quelli di Ulisses Grant: disegno e pittura erano in origine tra i corsi obbligatori, poiché gli ufficiali dovevano essere in grado di realizzare precisi schizzi del teatro delle battaglie, per poter approntare nel miglior modo possibile le strategie d’attacco o di difesa. Molto interesse riscuote anche la sezione dedicata ai cannoni, dove si trovano reperti bellici degli ultimi due secoli. L’intera collezione è considerata la più importante del suo genere nel mondo occidentale. L’Accademia non è stata realizzata a West Point per caso: lì George Washington fece erigere da Thaddeus Kosciuszko, eroe di Saratoga, il suo comando durante la guerra d’indipendenza, sfruttando il vantaggio strategico della ”s” formata su quell’altipiano dal fiume Hudson. «La chiave del continente» la chiamò Washington, perché controllando il fiume in quel punto, gli inglesi avrebbero potuto isolare il New England e attaccarlo poi dal Canada e da New York, dalla quale dista appena 50 miglia. West Point, che in origine era protetto da una serie di forti, è la più vecchia guarnigione di tutti gli Stati Uniti, occupata senza interruzioni dal 20 gennaio 1778. Il colonnello James Johnson, un ex insegnante di storia adesso in pensione, dice che la sua lezione storica vale ancora oggi, soprattutto dopo l’11 settembre 2001: «Qui, più di duecento anni fa, 700 uomini cambiarono il corso della storia. Possiamo paragonarli ai pompieri e ai poliziotti che si impegnarono a rischio della vita, in molti casi perdendola, dopo l’attacco alle Torri Gemelle». Charles Dickens disse che l’Accademia non avrebbe potuto sorgere in un luogo migliore, e che «difficilmente se ne sarebbe potuto trovare uno più bello». Se si guardano le numerose famiglie che continuamente visitano uno dei luoghi sacri della nazione, si nota che i genitori sono affascinati dalle costruzioni rivestite di granito che trasmettono perfettamente la funzione del luogo, ma i bambini sono più colpiti dal panorama offerto dal fiume Hudson e dalle montagne, che ha ispirato i pittori della Hudson River School of Painting e scrittori come Washington Irving, James Fenimore Cooper, William Cullen Bryant. Si entra solo con una nomination Ma com’è la West Point che inizia il terzo secolo di vita? Per l’ammissione serve la nomination di un membro del Congresso, o del Dipartimento della Difesa. Poi si devono superare numerosi test psico-fisici, severissimi. Nel 1812 i cadetti erano 250, nel 1900 salirono a 481, nel 1916 a 1.332, nel 1964 il presidente Lyndon Johnson arrivò a 4.400, dal 1993 sono 4.000. Le donne, ammesse dal 1976, sono attualmente il 15 per cento. I corsi durano quattro anni (la cosiddetta West Point Experience) e ogni anno producono 900 laureati (più di 50mila dalla fondazione), il 25 per cento del fabbisogno nazionale. Gli studi si sviluppano su quattro aree: intellettuale, fisica, militare, etico-morale, in tutto 31 corsi, alla fine si ottiene una laurea in Scienze. Quanto alla preparazione militare vera e propria, viene svolta soprattutto in estate: il primo anno dentro l’Accademia, il secondo nel vicino Camp Buckner, il terzo e il quarto in corpi attivi. Tutte le attività sono svolte in gruppo, gli allievi non stanno mai da soli, il loro motto è «Dovere, Onore, Patria», il codice, ripetuto come un mantra, «Un cadetto non mente, non imbroglia, non ruba e non tollera quelli che lo fanno». Le lingue sono fondamentali, e guardare l’anno in cui i diversi idiomi sono stati inseriti nel programma è significativo: francese 1803, spagnolo 1857, tedesco 1941, cinese 1966, arabo 1980. Il primo afro-americano laureato a West Point fu Henry O.Flipper, nel 1887, la prima donna fu Andrea Lee Holen, nel 1980. Nel 1991 ci furono sia il millesimo laureato afro-americano che il millesimo laureato donna, dato che mostra come i cadetti di colore siano arrivati quasi un secolo prima di quelli di sesso femminile, ma abbiano avuto più difficoltà a essere accettati. Bianchi, neri, uomini, donne, la preparazione a West Point è durissima per tutti: Stanislaw Kasl, dell’università di Yale, ha scoperto che la disciplina dell’accademia, la competizione, la necessità di controllare al massimo le emozioni, l’eccessivo senso del dovere e l’obbligo di dare sempre il massimo portano i cadetti a un calo delle difese immunitarie che raggiunge anche il 30%. Sarà, ma viene il dubbio che se il dottor Kasl li vedesse marciare, saltare e correre per l’accademia, probabilmente tornerebbe alla svelta a Yale per dare una nuova occhiata ai suoi dati. Massimo Parrini