Mirella Delfini, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Nel 1878 l’ultimo quagga libero è stato ucciso, ovviamente da un cacciatore. E l’unico in cattività, è morto cinque anni dopo, il 12 agosto del 1883, allo zoo di Amsterdam
Nel 1878 l’ultimo quagga libero è stato ucciso, ovviamente da un cacciatore. E l’unico in cattività, è morto cinque anni dopo, il 12 agosto del 1883, allo zoo di Amsterdam. Il quagga somigliava ai cavalli, ma era una specie di zebra il cui mantello sembrava rimasto troppo a lungo in candeggina, specie nella parte posteriore. In confronto alle zebre, tanto striate che gli inglesi le chiamano «asini in pigiama», il quagga era elegante come linee, ma oltre a essere stinto era un po’ sguarnito in fatto di coda. Sembra quasi incredibile che all’inizio dell’Ottocento questi equidi si muovessero numerosissimi in branchi enormi nelle steppe sudafricane. Chi ne ha fatto strage sono stati soprattutto i boeri, coloni di origine olandese che si erano insediati nell’Africa australe e che gli hanno dato la caccia sia per mangiarseli, sia per le pelli. Bisogna riconoscere che l’incontro con gli esseri umani è stato per i quagga causa di infinite sventure. Il primo giunse a Roma nel 211, insieme con gli elefanti e i rinoceronti: lo chiamarono Hippogritis, cavallo-tigre, ma non aveva nulla di feroce. Caracalla, nel circo, lo uccise di propria mano davanti a tutti. Ora il sogno dei bioingegneri è ricostruirlo, e quello degli allevatori farlo rinascere con una serie di incroci, ma non sarà un’impresa facile.