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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

Sembrava un paese diseredato, ricco solo di verde, faggi, castagni e aria pulita. Un paese dove non s’erano mai visti scandali, inchieste della magistratura, discordia tra la gente

Sembrava un paese diseredato, ricco solo di verde, faggi, castagni e aria pulita. Un paese dove non s’erano mai visti scandali, inchieste della magistratura, discordia tra la gente. Però alla metà degli anni Settanta il mondo ha scoperto che è un piccolo Texas, anzi, come dice l’autorevole ”The Economist”, una specie di Iraq con un sottosuolo ricco di tanto greggio dal far impallidire uno sceicco arabo. Centocinquantamila Barili Si trova nella Val d’Agri, in Basilicata (provincia di Potenza, nel cuore dell’Appennino lucano). L’Eni vi ha trovato riserve enormi, quasi mezzo miliardo di barili di petrolio, che potrebbero bastare per i prossimi vent’anni, coprendo tra il 6 e il 10 per cento del fabbisogno nazionale, e in più circa 10 miliardi di metri cubi di gas. Ma con l’arrivo del petrolio, in Val d’Agri, non c’è più pace: oltre alle proteste degli ecologisti, fioccano inchieste e manette per presunte tangenti. La produzione della Val D’Agri è iniziata alla fine di ottobre 2001: dal giacimento escono 45 mila barili al giorno e se ne potrebbero ricavare, lavorando a pieno ritmo, 104 mila. Il petrolio entrerà in una rete di 200 chilometri di condotte (da 6 a 12 pollici di diametro) che lo porterà al Centro Olio Monte Alpi di Viggiano, dove verrà separato da gas e acqua. Una volta pulito, si avvierà alla raffineria di Taranto viaggiando in un oleodotto lungo 136 chilometri (la cui posa è stata già terminata, in anticipo sul previsto). La condotta, interrata a due metri di profondità, avrà una capacità di oltre 150 mila barili al giorno. L’oleodotto ridurrà l’impatto ambientale e l’intasamento delle strade locali causato dalle cisterne che ora vengono utilizzate per portare il greggio alla raffineria di Taranto, risolvendo il problema di circa 240 padroncini di autocisterne. I lavori di scavo nei siti d’interesse archeologico sono stati costantemente seguiti dagli esperti. Ora che la posa dell’oleodotto è terminata, il tracciato - se la legge lo consentirà - verrà riportato alle condizioni originarie, ricoprendo gli scavi e restituendo il terreno alla fauna e alla flora locale. Nel frattempo, l’Italia continua ad importare petrolio dall’estero: soprattutto dalla Libia, dall’Iran, dall’Arabia Saudita e dall’Iraq.