Roberto Antonini,Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Gli oleodotti e i gasdotti sono il metodo più sicuro per trasportare petrolio (e derivati) e gas naturale: un metodo assolutamente preferibile per i rischi che comportano rispetto ad autocarri o treni e in buona posizione rispetto alle petroliere
Gli oleodotti e i gasdotti sono il metodo più sicuro per trasportare petrolio (e derivati) e gas naturale: un metodo assolutamente preferibile per i rischi che comportano rispetto ad autocarri o treni e in buona posizione rispetto alle petroliere. Per verificarne la tenuta dell’oleodotto, una volta completato, ci si fa correre dentro acqua (test idrostatico), a una pressione maggiore, almeno il 125 per cento, di quella che avrà il petrolio o il gas. SENSORI CHE NON DORMONO Le condotte sono monitorate da centrali Scada (Supervisory control and data acquisition, cioè centri di raccolta dati, controllo e supervisione in tempo reale e amministrata da software dedicati). I sensori piazzati nelle stazioni di pompaggio lungo la linea inviano i dati ai computer della centrale di controllo, attiva 24 ore su 24. Le informazioni riguardano lo stato delle valvole, la pressione, la temperatura e il volume del prodotto. Il sistema poggia su una rete di comunicazione composta da linee telefoniche e ponti radio e, nelle zone più isolate, da una rete satellitare. RIMEDIARE ALLE PERDITE Le perdite di petrolio possono comunque verificarsi, e allora il problema è ripulire il terreno dal petrolio, altamente inquinante. Una soluzione molto recente e per di più biologica consiste nell’utilizzo di batteri mangiapetrolio. Si tratta di microrganismi della famiglia degli Pseudomonas che già allo stato naturale hanno la capacità di attaccare gli idrocarburi trasformandoli in acidi grassi completamente solubili. Ogni ceppo attacca il suo idrocarburo specifico. In laboratorio un pugno di batteri riesce a purificare 20 litri di acqua in un paio d’ore; in mare 200 chilogrammi di batteri bastano per ripulire un ettaro d’acqua. LO SAPEVA ANCHE TOPOLINO Le compagnie che costruiscono oleodotti stanno sperimentando, per ridurre l’impatto di una perdita di petrolio, la creazione di un ambiente favorevole alla crescita di tali ceppi batterici in prossimità delle linee. I risultati di questo antidoto biologico all’inquinamento, sono talmente buoni che l’Epa, l’ente americano per la protezione ambientale, ne ha autorizzato l’uso nello Stato del Texas, dove i traffici petroliferi sono decisamente intensi. La procedura ha scatenato la fantasia dei fumettisti: nell’88, ”Topolino” pubblicò la storia ”Zio Paperone e i batteri mangiapetrolio”, disegnata dall’italiano Giovan Battista Carpi.