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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

La costruzione di oleodotti sottomarini è il settore in cui si concretizzano le più importanti innovazioni tecnologiche, alle quali si deve la realizzazione di progetti che sino a qualche tempo fa sembravano fantascientifici

La costruzione di oleodotti sottomarini è il settore in cui si concretizzano le più importanti innovazioni tecnologiche, alle quali si deve la realizzazione di progetti che sino a qualche tempo fa sembravano fantascientifici. In questo campo l’Italia, con l’Eni, è all’avanguardia e ottiene risultati e contratti eccellenti a livello mondiale.  evidente che le difficoltà crescono con l’aumentare della profondità del mare. I segmenti che compongono la pipeline vengono collocati sul fondo da navi posatubi (in inglese lay vessel), piattaforme mobili attrezzate per la saldatura, il controllo e il rivestimento dei tubi. Componente fondamentale della nave è il sistema di tensionamento, che permette di calare in mare la condotta – a mano a mano che si aggiungono nuovi segmenti di tubo – riducendo le flessioni dovute all’aumento di peso. PRIMA l’ALGERINO Per calare i tubi si utilizzano due tecniche: a ”S”, la più comune, oppure a ”J” che è stata utilizzata per realizzare il gasdotto Blue Stream che va dalla Russia alla Turchia, attraverso il Mar Nero. L’ha costruito la società Saipem, del gruppo Eni, con la nave Saipem 7000 (vedi ”La Macchina del Tempo” N. 12, dicembre 2001). Il salto tecnologico ha consentito di posare le condotte a una profondità mai raggiunta prima: 2.150 metri. Con quest’opera la Saipem ha battuto un record che era già suo: quello del Transmed (Trans Mediterranean Pipeline) che porta in Italia il gas del giacimento algerino di Hassi R’Mel, passando da Capo Bon, fino a Mazara del Vallo. Si tratta di tre pipeline da 50 centimetri, con una lunghezza complessiva di 2.430 chilometri, di cui 500 in Algeria, 370 in Tunisia, 160 nel Mediterraneo fino a 618 metri di profondità e gli ultimi 1.400 chilometri in Italia. CASTORO OTTO e il fiume blu Le condutture sono state stese dalla nave posatubi Castoro Sei, una piattaforma galleggiante semisommergibile, lunga 150 metri, in grado di resistere a onde alte 25 metri e a una velocità del vento di 180 km/ora. Il suo erede, Castoro Otto, ha lavorato alla realizzazione di Blue Stream nelle aree meno impegnative, cioè in acque profonde fino a circa 170 metri, dove ha calato le condutture con la tecnica a ”S”. Blue Stream, un gasdotto da 16 miliardi di metri cubi di gas, dovrebbe entrare in funzione in dicembre. Gli oceani, con le loro correnti e pressioni elevate, rimangono però un ostacolo ancora insormontabile per il trasporto del gas naturale. In questo campo la frontiera è il raffreddamento a temperatura bassissima e il trasporto come liquido.