Roberto Antonini,Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Ora cerchiamo di aggiornarci sulle nuove tecniche di estrazione. Fino a poco tempo fa le trivellazioni – l’abbiamo visto molte volte al cinema – venivano fatte dall’alto in basso (pagina a lato, disegno di destra) e finivano appena si trovava il giacimento
Ora cerchiamo di aggiornarci sulle nuove tecniche di estrazione. Fino a poco tempo fa le trivellazioni – l’abbiamo visto molte volte al cinema – venivano fatte dall’alto in basso (pagina a lato, disegno di destra) e finivano appena si trovava il giacimento. In seguito però si è scoperto che in certi casi conviene aggredire il giacimento di fianco e non dall’alto. Se si tiene conto che per raggiungere questo scopo bisogna perforare il terreno, o peggio la roccia, orizzontalmente (disegno di sinistra) e a profondità di migliaia di metri, avremo un’idea degli spaventosi problemi tecnici da risolvere. un ELISIR DI GIOVINEZZA Oltre alla trivellazione orizzontale, altre innovazioni permettono di aumentare il «fattore di recupero», cioè la quantità di petrolio recuperabile rispetto al totale in giacimento. Sfruttando un pozzo nella maniera tradizionale, fino a poco tempo fa, si lasciava sottoterra un buon 60 per cento del greggio disponibile. Man mano che l’estrazione procede, infatti, il petrolio tende a spostarsi irregolarmente mescolandosi all’acqua e al gas: di conseguenze grandi quantità risultano irraggiungibili chiuse come sono nelle cosiddette trappole. La soluzione: iniettando gas, anidride carbonica liquida o vapore in pozzi dati per esauriti si spinge il petrolio residuo verso pozzi confinanti in modo da poterlo estrarre. In alternativa, si pompa acqua sotto il petrolio in modo da spingerlo verso l’alto (il petrolio galleggia sull’acqua). Le iniezioni di fluidi possono ringiovanire i pozzi aumentando i fattori di recupero di un 10-15 per cento. Purtroppo però i costi salgono vertiginosamente, almeno del 50-100 per cento. SABBIE nere in CANADA Ma la frontiera dell’estrazione sono i giacimenti non convenzionali di oro nero: una gran quantità di petrolio si trova infatti sotto forma di una sostanza nera simile a catrame, detta bitume, che aderisce ai grani di certe sabbie e scisti. Nella provincia canadese dell’Alberta, sul fiume Athabasca, ad esempio, si potrebbero estrarre circa 300 miliardi di barili dalle sabbie bituminose, più delle riserve di petrolio convenzionale dei sauditi. Fino a qualche tempo fa, però, non si sapeva come sfruttarle. La compagnia canadese Suncor ha trovato un modo: iniettando vapore ad alta temperatura nel suolo, il petrolio si scioglie e cola nella parte più bassa del sito d’estrazione, e a quel punto può essere estratto. La Suncor sta sperimentando anche un metodo per estrarre petrolio dagli scisti bituminosi: le rocce, triturate, vengono riscaldate in una gigantesca fornace cilindrica.