Roberto Antonini,Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Come si fa a sapere che in un certo posto c’è il petrolio? Fino a cent’anni fa si bucava là dove il liquido affiorava in superficie oppure si tirava a indovinare, basandosi sull’intuito e sulle conoscenze geologiche
Come si fa a sapere che in un certo posto c’è il petrolio? Fino a cent’anni fa si bucava là dove il liquido affiorava in superficie oppure si tirava a indovinare, basandosi sull’intuito e sulle conoscenze geologiche. Dopo il 1927 la ricerca dell’oro nero si è fatta molto più accurata: i geologi sono infatti riusciti a disegnare le prime mappe dettagliate del sottosuolo, all’inizio bidimensionali e in seguito tridimensionali. Per questo tipo di rilevazioni i geologi inviano nelle profondità della Terra onde sismiche prodotte artificialmente, e studiano come si propagano e vengono riflesse dagli strati profondi. L’analisi è molto complessa perché le onde dipendono da molti parametri: frequenza, velocità, intensità, tempo di arrivo. PROVOCANO TERREMOTI Per creare le onde si usano due metodi: gli esplosivi, come la dinamite, ma anche il nitrato d’ammonio e la nitrocarbonitrite, questi ultimi due meno potenti, ma anche meno costosi. Oppure si usa la «massa battente». Che significa massa battente? Si tratta di un vibratore, collegato a una piastra di due metri quadrati, che pesa all’incirca due tonnellate. La piastra viene sospesa tra gli assi delle ruote di un automezzo speciale, e calata sul terreno: così genera le onde. I rilievi con i vibratori sono meno costosi di quelli con gli esplosivi, creano meno problemi organizzativi, si possono effettuare anche in zone densamente popolate, e perfino su strade e autostrade. I geologi misurano le differenze nella propagazione delle onde che sono registrate con strumenti detti ”geofoni”. Anche il satellite In mare, invece, l’onda d’urto necessaria a individuare gli eventuali giacimenti si ottiene sparando aria ad alta pressione nell’acqua. Le onde d’urto vengono riflesse dal fondale e rilevate da idrofoni applicati a un cavo trainato da una nave. Su un cavo lungo tre chilometri ci sono, per esempio, tremila idrofoni di materiale ceramico-piezoelettrico, che funzionano da sensori. Nel caso delle rilevazioni sismiche marine è importante avere la posizione esatta sia della nave sia degli idrofoni che traina, in modo da delimitare con esattezza il giacimento. Per questo si fa conto sull’uso combinato di sistemi diversi: sistema di radiolocalizzazione (Radar, Lorac ecc.); sistema di posizionamento (Lorac, piattaforma inerziale), e sistema di localizzazione mediante satellite (Gps).