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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

Con il parto, sono il simbolo stesso della femminilità. Ma sono anche la prova del magico legame con la natura (ciclo lunare e femminile durano entrambi 28 giorni) e dei tabù legati al sangue: tanto che, ancora oggi, si preferisce non nominarle («ho le mie cose»)

Con il parto, sono il simbolo stesso della femminilità. Ma sono anche la prova del magico legame con la natura (ciclo lunare e femminile durano entrambi 28 giorni) e dei tabù legati al sangue: tanto che, ancora oggi, si preferisce non nominarle («ho le mie cose»). Oltre alla vita delle donne, le mestruazioni hanno segnato la cultura. Ancora oggi i Pigmei, la popolazione africana più antica, attribuiscono al ciclo il valore di momento di passaggio: quando una ragazza ha le prime mestruazioni, le viene inciso sul petto un tatuaggio che segnala la sua maturità sessuale e, quindi, la disponibilità al matrimonio. E la menopausa è vissuta come il passaggio ad un ruolo più rispettabile per la donna, in virtù della sua esperienza passata di madre. Ma il sangue mestruale è stato caricato, nella cultura occidentale, di significati paurosi e tabù. «Quando una donna avrà perdite di sangue per le mestruazioni, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino a sera»: così dice la Bibbia (Levitico, 15). La donna che perde sangue ispira terrore per la sua impurità, al punto che è proibito non solo toccare lei, ma persino i suoi oggetti. Colpa dell’aspetto sgradevole del mestruo? Gli studiosi dicono di no: per gli ebrei «il sangue è l’anima», e l’uomo è naturalmente attratto dal sangue. Quindi, deve stare lontano dalla moglie durante il ciclo mestruale perché la sua libido incontrollata potrebbe risvegliarsi dall’odore e dal contatto con il sangue. Da questo tabù ebraico (ereditato, forse, dagli Egizi) sono scaturite varie credenze, soprattutto nel Medioevo: la donna mestruata era ritenuta fonte di danni, tanto che le era vietato di toccare germogli e cuccioli, ed era segregata in locali isolati fino al termine del ciclo. Anche in quest’ottica si può capire una tradizione di segno opposto: in Nepal, milioni di devoti buddisti e induisti adorano le Kumari, bambine in cui si incarna la potente divinità Taleju. Queste bambine (nella foto, una Kumari sul trono del tempio di Dipankar Baha) selezionate all’età di due o tre anni, continuano ad essere venerate fino all’arrivo della prima mestruazione: con la perdita del sangue, considerato veicolo sacro di potere, svanisce il loro carisma. Alle mestruazioni, infine, è stato dedicato persino un museo ad Hyattsville, nel Maryland (Usa): lo ha fondato un uomo, Harry Finley, che ha iniziato collezionando vecchie scatole di assorbenti. Ancor oggi il suo sito (www.mum.org) è il più ricco sull’argomento. Vito Tartamella