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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

Le mestruazioni? Storia vecchia, anzi, recente. Non sono più di moda – per la verità non lo sono mai state – e sarebbe meglio eliminarle in tutte le donne in età riproduttiva

Le mestruazioni? Storia vecchia, anzi, recente. Non sono più di moda – per la verità non lo sono mai state – e sarebbe meglio eliminarle in tutte le donne in età riproduttiva. Nella vita di ogni donna l’assenza delle mestruazioni è fisiologica durante l’infanzia, in gravidanza, quando si allatta e in menopausa, patologica in altri casi. Tuttavia questa distinzione potrebbe scomparire, così come le mestruazioni, considerate ora da alcuni esperti un’inutile perdita di sangue. Il metodo più accreditato per ridurre le frequenza del ciclo mestruale è quello di allungare il periodo di somministrazione della pillola anticoncezionale. E secondo un recente studio americano, sarebbero d’accordo con questo suggerimento molte donne, senz’altro la maggioranza di quelle che soffrono degli effetti collaterali dovuti alla sospensione della pillola. Lo hanno verificato alcuni ricercatori statunitensi che hanno pubblicato una ricerca, la prima di questo genere, in luglio sulla rivista ”American Journal of Obstetrics and Gynecology”. Patricia Sulak e colleghi, della Scuola di Medicina dell’Università del Texas, hanno valutato dal 1993 al 2000 la reazione di 292 donne alla possibilità di allungare il periodo di assunzione della pillola. Secondo gli autori, l’attuale regime di somministrazione, 21 giorni di assunzione e 7 di sospensione, è arbitrario e fu proposto per mimare il ritmo della natura. In realtà, non sarebbe dettato da alcuna necessità farmacologica. un regime più naturale Alle pazienti è stato proposto di protrarre l’assunzione della pillola per 6, 9 o 12 settimane e di ridurre l’intervallo di sospensione da 7 a circa 4 giorni. Il 46 per cento delle donne ha scelto di prendere la pillola per circa nove settimane e sospenderla per 4-5 giorni e, in questo modo, spesso ha evitato i sintomi collaterali dovuti all’interruzione del trattamento. Venticinque donne (l’8,5 per cento) hanno scelto invece di non estendere il trattamento oltre i canonici 21 giorni: alcune preferivano avere le mestruazioni mensilmente, secondo altre i sintomi collaterali non erano tali da giustificare un’alterazione del regime, alcune infine temevano complicazioni da assunzione prolungata della pillola. Cinquantasette pazienti (19,5 per cento) hanno poi scelto di smettere di prendere la pillola anticoncezionale: alcune riferivano che questa peggiorava i sintomi collaterali, altre desideravano restare incinte. Altre ancora erano entrate in menopausa, alcune temevano di sviluppare qualche sorta di tumore, altre semplicemente volevano tornare a un regime più naturale. Si è anche notato che ridurre i giorni di intervallo aumenta l’efficacia contraccettiva della pillola, fornendo una soppressione ovarica maggiore. Valutando il grado di soddisfazione delle pazienti si è visto che coloro che hanno scelto di tornare al regime abituale hanno avuto meno benefici e sono state meno soddisfatte rispetto a chi ha continuato a utilizzare il regime modificato. chiaro quindi che sospendere le mestruazioni non è una boutade, ma un’ipotesi seria che diversi ricercatori stanno valutando. E nel suo libro Is menstruation obsolete? (Oxford University Press) Elsimar M. Coutinho, pioniere del Depo-Provera (un tipo di contraccettivo che si somministra due volte all’anno con iniezione sottocutanea) e professore di ginecologia, ostetricia e riproduzione umana in Brasile, spiega le motivazioni per questa presa di posizione particolare. «Le mestruazioni sono obsolete?» si chiede l’autore e la risposta è sì, inequivocabilmente. Così come le vivono le donne di oggi - una volta al mese per almeno 40 anni della vita - queste perdite di sangue sono eccessive e non corrispondono affatto a ciò che madre natura aveva in realtà predisposto. Vediamo di capire perché l’autore, insieme a numerosi altri studiosi, è così sicuro della sua tesi e perché consiglia alle donne di abbandonare quella che in fondo è un’istituzione, un certificato di femminilità, la prova che non si è incinte ma ancora fertili e quindi giovani. Quell’evento che, pur fastidioso, da sempre è stato considerato un salasso benefico, che libera dalle impurità e mantiene stabile la salute; il motivo per cui le donne vivono più a lungo e in genere hanno meno disturbi degli uomini. Così si credeva, almeno. Le nostre trisavole Secondo Coutinho, le mestruazioni non sono una cosa naturale e lo dimostra il fatto che le antenate delle donne moderne non avevano un ciclo mensile, impegnate com’erano in continue gravidanze e successivi allattamenti, e in entrambi i casi non avevano mestruazioni. Senza contare il fatto che vivevano molto meno. Solo le donne di oggi subiscono questa ricorrenza mensile, trascorrendo lunghi anni con perdite a intervalli regolari e ravvicinati: ma non è questo il nostro destino. Con l’evoluzione alcune cose sono cambiate: si fanno meno figli; una migliore nutrizione e più alti standard sanitari in molti Paesi fanno sì che le donne comincino ad avere il ciclo prima ed entrino in menopausa più tardi. Inoltre oggi è molto comune ritardare la nascita di un figlio fino a dopo i trent’anni e il numero di bambini che ogni donna partorisce è adesso inferiore. In sostanza, oggi le donne passano la maggior parte della loro vita riproduttiva ad avere mestruazioni tutti i mesi, con poche interruzioni per gravidanza e allattamento. Ciò costituisce, a parere dei sostenitori di questa tesi, un rischio per la salute: i cicli mestruali abbassano il livello di ferro e causano una serie di disturbi – come mal di testa, nausea, crampi, cambiamenti d’umore - ma anche sintomi più seri, come l’endometriosi, la presenza del tessuto che ricopre la parete interna dell’utero al di fuori della sua sede naturale. Liberare le donne dalle mestruazioni, inoltre, ridurrebbe significativamente il rischio di malattie gravi come il tumore ovarico e quello endometriale. Quindi, se le donne vogliono evitare questo appuntamento ciclico, sono nel pieno diritto di farlo. scimmie E pipistrelli Considerare le mestruazioni un fatto naturale non ha una vera base scientifica: esse sono un prodotto secondario e non necessario del processo riproduttivo, si legge nel libro. Erano una rarità per i nostri antenati, ma costituiscono un evento insolito anche nel resto del regno animale: solo alcune specie di scimmie, i pipistrelli e i toporagni sembrano avere mestruazioni simili a quelle degli esseri umani. Ippocrate e Galeno credevano che le mestruazioni servissero alle donne per purificarle dai cattivi umori. Ippocrate aveva notato che alcuni disturbi nelle donne scomparivano con l’inizio delle mestruazioni e istituì la pratica del salasso, utilizzata fino a tempi recenti, per curare varie tipologie di ammalati. Secondo Coutinho, però, entrambi sbagliavano e nella prefazione del libro Sheldon J. Segal – ricercatore statunitense e coautore del volume - ribadisce che, da un punto di vista medico, le mestruazioni non hanno un effetto benefico per nessuno e per molte donne costituiscono anzi un serio pericolo per la loro salute. UN sistema CHE ha fallito Secondo la definizione che ne dà Coutinho, le mestruazioni sono semplicemente il segno di un processo andato male. La comparsa della mestruazione, cioè, significa che il sistema (riproduttivo) ha fallito e, a beneficio della procreazione, deve essere ripetuto nei mesi successivi, fino a che un uovo viene fecondato, si installa nell’utero e inizia a crescere. Isabella Bordogna