Giorgio Cosmacini, ཿCorriere della Sera,28 agosto 2002, 28 agosto 2002
«Fu vera peste? Ai posteri l’ardua sentenza. I posteri sono, oggi, due ricercatori dell’università di Liverpool, Susan Scott e Christopher Duncan, autori del saggio Biology of Plagues pubblicato dalla Cambridge University Press
«Fu vera peste? Ai posteri l’ardua sentenza. I posteri sono, oggi, due ricercatori dell’università di Liverpool, Susan Scott e Christopher Duncan, autori del saggio Biology of Plagues pubblicato dalla Cambridge University Press. La loro tesi è che la peste del 1347-48, quella descritta dal Boccaccio nel Decamerone, e le pesti successive, fino a quella del 1630-31 descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi, non furono pesti vere (...). La peste che esordì in Europa nel basso Medioevo fu dunque dovuta a un virus? Di quella peste il Boccaccio e i testimoni coevi (...) descrivono l’andamento repentino, i decessi fulminei, i contagi immediati. Non si parla né di topi (ospiti di prima scelta del bacillo di Yersin) né di pulci (vettrici del bacillo); si pensò che tale omissione fosse dovuta al fatto che pulci e topi erano una presenza quasi fisiologica in una società, come quella medievale, a corto d’igiene individuale e collettiva. Ma, rilevano i due attenti ricercatori di Liverpool, il topo marrone fece la sua comparsa in Europa mezzo secolo dopo la scomparsa spontanea della peste (...). Il contagio, si afferma, non poté che essere interumano, trasmesso dall’uomo all’uomo attraverso le vie di comunicazione transfluviali, transmarine, transalpine. Come potrebbe esserlo di nuovo oggi, per altre malattie altrettanto epidemiche, di natura virale, facilitate dalla globalizzazione odierna. La peste è sempre appartenuta all’immaginario collettivo. Ma ora Scott e Duncan la ripropongono come una possibile evenienza futura.(...)». (Giorgio Cosmacini ’Corriere della Sera” 28 agosto 2002)