Isabella Vergara, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Nelle settimane della mummificazione, si preparavano i testi sacri da riporre nella tomba vicino alla mummia, o dentro il piedistallo della statuetta del dio funerario Ptah-Sokar
Nelle settimane della mummificazione, si preparavano i testi sacri da riporre nella tomba vicino alla mummia, o dentro il piedistallo della statuetta del dio funerario Ptah-Sokar. Li trascrivevano i sacerdoti o gli scribi su lunghi rotoli di papiro, sopra gli oggetti e sulle bende di lino. Erano Le formule per uscire al giorno, note oggi come Libro dei morti, un complesso di scongiuri di origine incerta. I suoi 192 capitoli contengono le informazioni necessarie al defunto per superare gli ostacoli che avrebbe incontrato nel suo lungo viaggio. Ecco alcune delle formule più significative: • Per non morire una seconda volta (capitolo 44): «Il mio collo è come quello di Ra (dio sole), il mio viso vede, il mio cuore è al suo posto, le mie parole io le conosco. Non morirò una seconda volta nell’aldilà». • Contro la putrefazione (capitolo 45): «Colui che era inerte, era inerte in quanto Osiri (dio dei morti); colui le cui membra erano inerti era Osiri. Ma in realtà non erano inerti, non andavano in putrefazione, non diventavano liquame. Sia fatto lo stesso per me, perché io sono Osiri. Colui che conosce questa formula non andrà in putrefazione nell’aldilà». • Perché il cuore sia favorevole al defunto nell’aldilà (capitolo 30 B): «O cuore mio, o mio muscolo cardiaco delle mie trasformazioni! Non alzarti contro di me a testimoniare». Da: Testi Religiosi dell’Antico Egitto di Edda Bresciani, Mondadori, 2001.