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 2002  agosto 23 Venerdì calendario

«Sono fuorimoda: amo il latino e odio l’inglese. Per me il latino non è una lingua morta ma una lingua immortale

«Sono fuorimoda: amo il latino e odio l’inglese. Per me il latino non è una lingua morta ma una lingua immortale. I nostri figli, invece, non so perché, non riescono a finire una frase se non c’infilano dentro almeno un paio di vocaboli inglesi, o per meglio dire americani. Sarà colpa della globalizzazione, di Internet o delle canzoni di successo, certo è che nel 2000 se non parli inglese sei out, cioè volevo dire ”sei fuori”. (...) Ma perché mi piace tanto il latino? Perché è sintetico. Perché va dritto al cuore del problema. (...) Altre frasi latine che mi sono rimaste nell’anima: amoto ludo quaeramus seria, ovvero ”finiamola di scherzare e cominciamo col parlare di cose serie”; oppure, asinus asino et sus sui pulcher che vuol dire ”l’asino sembra bello all’asino e il porco al porco”. (...) Altra cosa che non sopporto è il pronunziare una parola latina o greca con l’accento inglese: la considero una offesa al linguaggio. Odio, ad esempio, tutti quelli che dicono sinior al posto di senior, mass-midia al posto di mass-media. (...) E lo stesso dicasi di mikrosoft quando lo si pronunzia maikrosoft. Fino a prova contraria mikros è un aggettivo greco che vuol dire ”piccolo, tenue, minuscolo”. E allora perché non rispettarne l’origine? Mi verrebbe voglia, se non altro, per vendicarmi, di chiamare Shakespeare Sacchespeare...alla napoletana. Una volta, a New York, venni invitato a cena nel ristorante Yurika nella Barick street. Ebbene mi dovete credere: percorsi tutta la Barick street da cima a fondo senza mai trovare questo maledetto ristorante. Poi il giorno dopo venni a sapere che si chiamava Eureka e che la scritta sull’insegna era anche a caratteri cubitali». (Luciano De Crescenzo, Corriere della Sera, 23 agosto 2002)