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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

Nella casa di David Karpeles, collezionista di libri rari a Santa Barbara, California, è custodita la copia autografa della Base du système métrique («La base del sistema metrico»)

Nella casa di David Karpeles, collezionista di libri rari a Santa Barbara, California, è custodita la copia autografa della Base du système métrique («La base del sistema metrico»). L’autore, Jean-Baptiste-Joseph Delambre, ha vergato di suo pugno la profetica frase di Napoleone: «Le conquiste vanno e vengono, quest’opera sopravvivrà». Si riferiva all’impresa esposta nella Base, quella in cui Delambre, insieme al collega astronomo Pierre-François-André Méchain, calcolò la base del sistema metrico decimale: il metro, dal greco metròn, «unità di misura». Studiando la Base e altre testimonianze (lettere, appunti e giornali di bordo negli archivi dell’Osservatorio astronomico di Parigi), Ken Alder ha ricostruito le vicende occorse ai due scienziati, nella Francia in subbuglio rivoluzionario, durante la missione per determinare il parametro. Alder ha poi raccontato le sue ricerche in un libro appena uscito, La misura di tutte le cose (Rizzoli), affresco di storia e di storia della scienza. Sul finire del XVIII secolo, centinaia di Cahier de doléances, famosi documenti di protesta, reclamavano l’armonizzazione del sistema di pesi e misure a livello nazionale. Quella esistente era una Babele: la grandezza d’una vigna, per esempio, si poteva esprimere in giornate lavorative, cioè in rapporto al tempo che occorreva per vendemmiarla. I fornai riducevano le dimensioni delle pagnotte se rincarava la farina, là dove si vendevano a numero e non a peso. Un complesso di circa ottocento parametri, radicati nelle usanze, ostacolava i commerci e incoraggiava le frodi, ma essendo elastico ed empirico permetteva aggiustamenti. Perché il nuovo sistema potesse essere universale, come nelle intenzioni del capo del governo Roland e dell’Accademia delle scienze, di cui Delambre e Méchain facevano parte, doveva essere inconfutabile. E cos’è più inconfutabile d’un dato tratto dalla natura? Il metro sarebbe stato la decimilionesima parte del tratto di meridiano misurato tra Dunkerque e Barcellona. Inghilterra e America si dissociarono: perché la natura, guarda caso, passava per la Francia? Dopo anni di discussioni, nell’estate del 1792 partì la missione. Qualche mese dopo la testa di Luigi XVI rotolò. All’origine del progetto che sconfinava nell’utopia, c’era la prima misurazione della circonferenza terrestre. Nel III secolo a. C. Eratostene, basandosi sull’inclinazione dei raggi proiettati dal sole ad Alessandria nel solstizio d’estate, dedusse che la circonferenza terrestre fosse 250.000 stadi, 39.400 chilometri, una cifra di 600 chilometri inferiore a quella reale, incredibilmente esatta per l’epoca. esperti misuratori della terra Delambre era nato nel 1749, da commercianti di tessuti, ad Amiens. Méchain, figlio d’un imbianchino, era nato nel 1744 a Laon. Nel 1792 partirono per la rilevazione metrica: il primo, che aveva 42 anni, fu incaricato di misurare la parte settentrionale del tragitto compreso fra Dunkerque e Parigi; il secondo, 47 anni, si occupò del tratto meridionale. Entrambi originari della Piccardia, erano esperti in geodesia, la scienza della misurazione terrestre. Ebbero in dotazione ciascuno due assistenti, un servo e una carrozza appositamente realizzata. Lo scienziato Lenoir costruì per loro i circoli a riflessione di Borda, ingombranti telescopi che permettevano di determinare la longitudine basandosi sulla posizione delle stelle, purché si avesse la pazienza di ripetute verifiche. Una volta determinata la posizione di due punti, l’astronomo ne calcolava la distanza e così via. Ma mentre lo misuravano, il mondo cambiava. Le cattedrali venivano sconsacrate. I lasciapassare di Delambre furono contestati dai rivoluzionari che vedevano nell’accademico la quintessenza dei privilegi dell’Ancien Régime. Intanto l’inflazione bruciava le casse dell’impresa, i cieli notturni non sempre erano limpidi e il freddo dell’incipiente inverno penetrava nelle ossa. I problemi di Méchain erano persino più grandi. Un infortunio lo immobilizzò per mesi e quando si riprese fu inghiottito da un dilemma atroce. La longitudine del punto di partenza della sua misurazione, la fortezza di Mont-Jouy, vicino a Barcellona, calcolata in riferimento alla stella Mizan, era diversa da quella dell’hotel dove alloggiava, il Fontana de Oro, sulle Ramblas. Eppure li separava solo qualche chilometro. Dopo avere compiuto misurazioni sulle montagne che dividono Francia e Spagna, entrate in guerra, dovette partire senza sciogliere il nodo. Nel giugno del 1794, salpò per Pisa. Poteva tornare a Parigi ma si trattenne a Genova. Temeva l’instabilità politica. Il suo maestro Jérôme Lalande lo aveva informato che Lavoisier, Condorcet e altri scienziati erano stati giustiziati. Le loro teste, frutto d’un progresso plurisecolare, erano cadute in un secondo. Delambre procedeva spedito sotto i cieli del settentrione. Con l’avvento di Napoleone, sostenitore della loro causa e membro dell’Accademia delle scienze, l’orizzonte si faceva più roseo. Il 1° luglio 1794, il sistema metrico decimale, basato su una stima provvisoria, entrò in vigore, anche se la gente era restia a adeguarsi. Méchain dovette ripartire per la sua missione vendendo un circolo di riflessione all’astronomo milanese Barbera Oriani per intascare valuta. Era l’aprile del 1795, un ulteriore ritardo poteva costargli il licenziamento. L’anno successivo Napoleone sarebbe entrato trionfatore in Italia. E se lo avesse trovato ancora lì? un atroce dilemma Ormai l’autostima di Méchain era minata: non riusciva a giungere a capo dei dati di Barcellona. Temeva di confidarsi e non poteva portare da solo quel peso. Intanto le energie fisiche scemavano. In tre mesi era arrivato soltanto a Carcassonne, tra picchi torvi e piccoli borghi inospitali, dove trent’anni prima un cartografo era stato quasi fatto a pezzi perché ritenuto emissario del maligno o peggio della modernità. Delambre, tra la primavera e l’estate del 1797, eseguiva le misurazioni da Evaux a Rodez, il punto d’incontro stabilito; Méchain marciva a Pradelles vaneggiando di tornare a Barcellona per verifiche. Per non pregiudicare la missione, Delambre si rivolse alla signora Méchain. La moglie dell’astronomo, senza preannunciare la partenza, raggiunse il marito che non vedeva da sei anni. Nel luglio, quando lo lasciò, le stazioni di Rodez, Rieupeyroux e Lagaste erano completate: gli restavano ancora pochi tratti da misurare. Era possibile congiungersi a Delambre in tempo per la conferenza internazionale di Parigi, in cui gli scienziati delle nazioni amiche, Olanda, Italia, Danimarca, Spagna e Svizzera, avrebbero verificato il lavoro per dare l’imprimatur. Méchain li fece attendere finché Delambre non lo convinse a tornare. Nel novembre del 1798 furono accolti dalla capitale come trionfatori. A Méchain andò la carica più prestigiosa, direttore pro tempore del Dipartimento longitudini. Pierre Simone de Laplace, matematico e fisico francese, lo rassicurò che la verifica era pura formalità. Tutto era già deciso. Ma alla fine del gennaio 1799, Delambre e Méchain non avevano ancora presentato i dati. Per protesta, l’astronomo danese Thomas Bugge lasciò Parigi. Il 2 febbraio Delambre cessò di coprire il collega e presentò il suo lavoro. Al termine di un’intensa giornata, gli esimi colleghi apposero la firma d’approvazione. Laplace diede dieci giorni d’ultimatum a Méchain. La scorta delle scuse era esaurita. Mentre Borda, inventore del circolo a riflessione, si spegneva e il corteo dei colleghi lo accompagnava al cimitero, Méchain ottenne di non presentare i suoi diari giustificandosi che erano in disordine; offrì i risultati sintetici. la terra è una zucca bitorzoluta Il 22 marzo si presentò alla Commissione e alla fine ricevette congratulazioni. La missione geodetica confermò che la terra è schiacciata, il raggio si accorcia dall’equatore al polo un centocinquantesimo. Metà del valore calcolato in precedenza. La missione non si proponeva scoperte scientifiche ma fu un exploit in questo senso. Altra scoperta: i meridiani presentano un andamento irregolare. La terra non è l’arancia perfettamente sferica che qualcuno aveva ipotizzato, neanche il pomodoro schiacciato subentrato alla prima immagine, ma una zucca bitorzoluta: «Quasi circolare» commentò Méchain «tra Dunkerque e Parigi, più ellittica da Parigi a Evaux, ancora più ellittica da Evaux a Carcassonne, per poi riprendere il grado di ellitticità iniziale tra Carcassonne a Barcellona. Perché Colui che ha forgiato il nostro Pianeta con le sue mani non ha messo più attenzione?». Il metro fu fissato una volta per tutte a 443.296 linee, contro le 443.44 di quello provvisorio. Quest’ultimo era più esatto. Come avrebbero rilevato i satelliti, il meridiano tra Dunkerque e Barcellona si estende per 10.002.290 metri. Il metro doveva essere due millimetri più lungo. Ma ciò che conta è il valore convenzionale: che sia stato universalmente adottato. Oggi solo Stati Uniti, Liberia e Myanmar ne sono fuori. Il chilo fu determinato di conseguenza come il peso di un decimetro cubo d’acqua distillata, alla temperatura di 4°, a livello del mare e a 45° di latitudine. E l’errore di Méchain? A qualsiasi cosa fosse dovuto, allentamento delle viti del circolo a riflessione o altro, rientra nell’approssimazione necessaria anche alla scienza. Ma Méchain cadde di nuovo preda delle sue ossessioni e si fece affidare una missione per estendere la misurazione del meridiano a sud di Barcellona. Dopo varie peripezie tra la costa e le Baleari, col figlio Augustin e altri assistenti, approdò alle lagune dell’Albufera, vicino a Valencia, infestate dalla febbre terzana. All’accampamento di Espadán ebbe i primi brividi e fu trasportato a Castellón de la Plana. Dove, in una locanda, il fedele Dezauche raccolse il suo ultimo respiro, il 20 settembre 1804. Secondo una più recente denominazione la febbre terzana altro non è che malaria. Delambre poté finalmente guardare tutte le carte del collega. Si rese conto dell’errore e ne diede notizia, sia pure velatamente, nella Base, l’opera in tre tomi di resoconto della missione metrica che lo occupò quasi fino alla morte, gloriosa e serena, il 19 agosto 1822. Antonio Armano