Alessandro Cecchi Paone, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Un luogo perfetto. Dove svolgere le trame dell’amore e del sogno, come nel caso dell’Hypnerotomachia, o dove progettare la culla di un’umanità rinnovata e consapevole del suo ruolo nel Cosmo
Un luogo perfetto. Dove svolgere le trame dell’amore e del sogno, come nel caso dell’Hypnerotomachia, o dove progettare la culla di un’umanità rinnovata e consapevole del suo ruolo nel Cosmo. questa l’utopia (il luogo che non c’è, per dirla con Tommaso Moro) di sempre per l’uomo, che ogni tanto risorge nei corsi e ricorsi del pensiero. Nella seconda metà del ’400, con la riscoperta di Platone e la diffusione dei Dialoghi, si fa strada l’idea della città ideale, di quella sintesi tra vita e pensiero, tra teoria e prassi, che dovrebbe essere culla di una umanità rinnovata. Ed ecco i tentativi urbanistici di Pienza (in Toscana) e Sabbioneta (nel Ferrarese), laddove si cercava di dare vita concreta alle intuizioni dell’Alberti, di Francesco di Giorgio, del Filarte. Modelli comunitari rinnovati nella forma e nelle norme di convivenza, con regole adatte al clima culturale di quell’Italia geniale e all’avanguardia. Così come nel caso di Tommaso Campanella, filosofo napoletano, che si meritò la prigione a vita nelle celle pontificie per avere teorizzato una società nuova all’interno di quella Città del Sole, il suo capolavoro politico e filosofico. La città ideale, nel secondo dopoguerra, prende le forme architettoniche ”a misura d’uomo” di Le Corbusier. Intere città rase al suolo dai bombardamenti nazisti o alleati vengono ridisegnate progettando nel contempo la speranza di un’umanità votata ai valor della pace. Fino a Berlino, l’immenso cantiere aperto a cavallo tra i millenni. Capace ancora oggi di ospitare avanguardie artistiche, musicali e culturali ed essere palestra per la sperimentazione architettonica più tecnologicamente all’avanguardia.