Alessandro Cecchi Paone, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
La conoscenza della botanica che dimostra l’autore dell’Hypnerotomachia va al di là della semplice erudizione dilettantesca
La conoscenza della botanica che dimostra l’autore dell’Hypnerotomachia va al di là della semplice erudizione dilettantesca. La giustapposizione cromatica delle infiorescenze, ad esempio, o la capacità di assembrare nel giardino delle piante capaci di simbiosi rilancia l’ipotesi che alla base del testo ci fosse un esperto di botanica. Del resto, a fine ’400, gli erbari erano cosa diffusa: riprendendo la tradizione aristotelica (da Teofrasto, verso il 300 a.C.), in epoca umanista rinasce la voglia e la capacità di catalogare le specie animali e vegetali, facendo rifiorire una usanza monacale sopravvissuta al Medioevo grazie al lavoro certosino dei monaci di Chartres. E così, fino almeno al XVIII secolo, alla rivoluzione operata da Linneo, iniziatore della sistematizzazione per generi così come la conosciamo ancora oggi. Gli erbari, fino a tutto il XVI secolo, erano essenzialmente disegnati. Ai piedi della raffigurazione non era raro trovare (secondo la tradizione inaugurata da Paracelso) indicazioni circa le proprietà della pianta relativamente alla biologia umana. Testimonianza di un sapere empirico a metà strada tra la scienza e la magia.