Antonio Armano, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Il 21 aprile scorso, ”natale di Roma”, cioè anniversario della fondazione, s’inaugura la prima grande opera pubblica del dopoguerra, il Villaggio della musica, 144 milioni di euro, 55 mila metri quadrati, nel villaggio Olimpico
Il 21 aprile scorso, ”natale di Roma”, cioè anniversario della fondazione, s’inaugura la prima grande opera pubblica del dopoguerra, il Villaggio della musica, 144 milioni di euro, 55 mila metri quadrati, nel villaggio Olimpico. Progetto di Renzo Piano, sale insonorizzate, sostituisce l’Augusteo, demolito da Mussolini nel 1934 (da allora la filarmonica di Santa Cecilia non aveva sede adeguata). Negli scavi emerge un’azienda agricola romana. Approvato il progetto della metro linea C. Primo tratto sarà S. Giovanni-Alessandrino, zona urbana orientale. L’intero tragitto sarà Tor di Quinto-Vigna Clara, 37 km, quanto la A e la B insieme. Costo previsto: 3.700 milioni di euro, 60% dallo stato, il resto dal comune. In discussione il piano regolatore, dovrebbe por fine al principio dominante nel dopoguerra: prima costruiamo poi si penserà a fare i servizi. Oggi Roma si estende su una superficie di 1.285 km quadrati, circa sette volte quella di Milano. Secondo l’ultimo censimento, gli abitanti sono 2.459.776, il 7,5% in meno rispetto al ’91 (quando Fiumicino, circa 200.000 abitanti, diventò autonomo). Aumentano quelli dei comuni limitrofi (Frascati, Grottaferrata...), fenomeno migratorio dovuto a caro case e congestione del centro. In virtù di questa tendenza, contestati progetti di nuovi insediamenti (Tor Vergata, Romanina, Anagnina). Due famiglie su mille vivono in alloggi di fortuna e caravan, il doppio della media nazionale. Circa 400.000 i residenti stranieri. I musulmani dispongono della moschea nel centro islamico progettato da Gigliotti, Moussawi e Portoghesi, 50.000 metri cubi di edifici. Gli extracomunitari sono distribuiti per appartenenza etnica: cinesi all’Esquilino, nigeriani a Tor Vergata e così via. « difficile riconoscere come a Roma segua Roma e non solo la nuova all’antica, ma anche le diverse epoche dell’antica e della nuova, l’una sull’altra» (Goethe, Viaggio in Italia).