Antonio Armano, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Con la guerra e gli sfollati del centrosud, la popolazione aumenta in modo eccezionale. Per alleviare la disoccupazione inizia la costruzione del grande raccordo anulare, lunghezza 70 km, distanza media dal Campidoglio 11 km
Con la guerra e gli sfollati del centrosud, la popolazione aumenta in modo eccezionale. Per alleviare la disoccupazione inizia la costruzione del grande raccordo anulare, lunghezza 70 km, distanza media dal Campidoglio 11 km. Limite estremo dell’espansione urbana, è quasi il quadruplo delle mura aureliane che racchiudevano la città imperiale, sette volte quelle serviane. Corrisponde all’antico Agro Romano, la cintura agricola che riforniva la città coi prodotti di giornata. La fame di case è altissima: tra il 1945 e il 1951 sono costruite 8.100 nuove stanze ma l’affollamento è 156 persone ogni 100 stanze (i bagni non entrano nel conto, le cucine sì), 1.063.000 per 1.651.754 abitanti. Il 22% vivono in coabitazione, 105.000 in baracche o nelle rovine. In centro si erigono nuovi piani, si frazionano appartamenti, abusivamente. I latifondisti pilotano l’approvazione di nuovi quartieri dormitorio sulle loro proprietà in periferie, come Nuovo Salario, Monte Sacro Alto, Monte Mario. Completati via della Conciliazione ed Eur. Ormai non si potevano lasciare a metà. Nel 1960, le Olimpiadi. Vasto il programma di opere: villaggio olimpico, viadotto di corso Francia, via Olimpica, stadio olimpico... Nel 1962 è adottato il piano regolatore. La parte innovativa, il Sistema direzionale orientale, prevede un conglomerato tra Pietralata, Tiburtino e Centocelle. Non sarà realizzato. Il mancato decentramento congestiona il centro. Eppure, da Romolo a repubblica italiana, Roma è sempre stata capitale amministrativa. Il che consente di pianificare, per esempio, dove collocare i vari palazzi del potere. Invece, persino il parlamento s’allarga di soppiatto in centro, senza una programmazione urbanistica. Nel 1990, su 2.775.250 abitanti, gli attivi erano il 39%, l’83% nei servizi pubblici e privati, 92.000 in politica.