Cristina Grassadonia, Macchina del Tempo, novembre 2002 (n.11), 28 gennaio 2004
Tra 200 milioni di anni i continenti avranno compiuto il loro cammino, saldandosi in un unico supercontinente: a nord ovest sarà molto verde, molto umido, sferzato da venti e violenti monsoni, abitato da una foresta pluviale di conifere giganti
Tra 200 milioni di anni i continenti avranno compiuto il loro cammino, saldandosi in un unico supercontinente: a nord ovest sarà molto verde, molto umido, sferzato da venti e violenti monsoni, abitato da una foresta pluviale di conifere giganti. Per il resto, invece, sarà un enorme deserto. Tutt’intorno un unico oceano coprirà il 90 per cento del pianeta. Fra le poche specie sopravvissute all’estinzione di massa, provocata dai cambiamenti climatici, ci saranno le creature degli abissi marini. Col tempo, i batteri emergeranno dalle profondità dell’oceano, si associeranno e colonizzeranno di nuovo la superficie delle acque. Poi si sposteranno sulla terraferma, sul deserto che si estenderà per 10.000 chilometri. Qui troveranno altri abitanti: ci saranno gli insetti, organizzati in colonie, mentre nelle zone più interne nuove forme di vita, sospinte dalla forza degli uragani, inizieranno ad ambientarsi. Le specie non vivranno più isolate, ma contigue le une alle altre in una seconda Pangea, il continente unico del Triassico e del Giurassico. Anche duecento milioni di anni fa, infatti, il mondo aveva un unico supercontinente. In altri 200 milioni di anni il processo si completerà di nuovo.