Varie, 28 gennaio 2004
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Torres Fernando
• Madrid (Spagna) 20 marzo 1984. Calciatore. Dal febbraio 2011 al Chelsea. Lanciato dall’Atlético Madrid, ha giocato anche nel Liverpool. Con la nazionale ha vinto gli Europei 2008 (suo il gol che decise la finale con la Germania) e i Mondiali 2010, terzo nella classifica del Pallone d’Oro 2008 (11° nel 2009, nomination anche nel 2006 e 2007) • «[...] uno dei numeri 9 più corteggiati d’Europa, è il capitano dell’altra Madrid, l’Atletico, la nuova speranza del futbol iberico, l’idolo delle teenager e delle mamme, un uomo marketing che vende bene dagli orologi alle scarpe, dai videogiochi alla birra. [...] “Sono cresciuto a Fuenlabrada, un quartiere operaio a sud di Madrid. Mio padre, José, era poliziotto, mia madre Flor casalinga. Sono il più piccolo [...] Ho iniziato a giocare a calcetto a 5 anni con la squadra della Cafeteria Marios. Appassionati in casa mia? Non siamo una famiglia di tifosi. E a me il futbol non piace [...] Lo dico sul serio, mi annoio a vedere una partita in tv. Non ne ho mai vista una intera. A me piace giocare. Amo la partita, i tifosi, ma tutto quello che c’è dietro, per quel poco che conosco, non mi va giù. Le televisioni che impongono le loro leggi, gli interessi economici che sovraccaricano il calendario. Insomma è solo business, niente a che vedere con lo sport. No, a me piace giocare, veloce, rapido in contropiede come in Inghilterra, dove ci sono più spazi” [...]»» (Luca Caioli, “Corriere della Sera” 9/12/2005) • «Un predestinato. Dal club di quartiere alla nazionale. Se non sei un predestinato, certi salti mortali non ti riescono. Dalla “Cafetería Mario’s” al “Pichichi”. Dalla squadra di calcetto di un quartiere di Madrid alla classifica cannonieri della Liga più bella del mondo. Passando per la nazionale, per la fama di “sindacalista” dello spogliatoio e per l’ostracismo del tuo vecchio allenatore, un totem come Luis Aragonés: “Gli servono otto occasioni per segnare un gol”. Alla faccia. Già. Con quella faccia lentigginosa da studente del primo anno, non è uno scherzo. Se non sei Fernando Torres, naturalmente. Se non sei il nuovo fenomeno riconosciuto dell’AtleticoMadrid. [...] Ha una ingombrante fama di nuovo Van Basten che lo accompagna in pratica da sempre. Per le sue aperture geniali, la corsa da fuoriclasse, i piedi buoni e un colpo di testa con pochi eguali. Per la precisione, da quando aveva dieci anni e, dopo la “Cafetería Mario’s”, era passato al Rayo13 di Fuenlabradra. Non gli bastava neanche questo, però. Così affrontò il provino per l’AtleticoMadrid e gli osservatori segnarono 12 sulla sua pagella. I voti andavano dallo zero al 10. Il senso era: non ripetiamo l’errore fatto con Raul. Infatti, della “cantera” (settore giovanile) dell’Atletico, Raul era stato uno dei prodotti, prima che l’allora presidente Jesus Gil decidesse di smantellarla. Arrivò il Real, lo portò alla “Ciudad Deportiva” e nacque una leggenda. Con Torres la sciagura stava per ripetersi. In peggio. Perché Raul era comunque uno sconosciuto quando fu costretto a cercarsi un’altra squadra. Torres, invece, era già un fenomeno annunciato quando Gil, sommerso dai debiti, aveva deciso di darlo al Valencia in garanzia. Di nascosto agli altri soci. Presto i tifosi scoprirono l’inganno e si scatenarono. Ma a giugno il presidente-boss trovò le pesetas e Torres rivestì la maglia a strisce biancorosse virtualmente abbandonata. Con Raul c’è un altro punto in comune: l’età del debutto in prima squadra. Il madridista ha vestito la sua prima maglia a 17 anni, 4 mesi e 2 giorni. Torres a 17 anni, 2 mesi e 7 giorni. Era la serie B, stagione 2000-01, ma non importa. Quattro presenze in totale: le cronache raccontano ancora dei due giocatori dell’Albacete fatti espellere in 20’; e, ancora, degli altri due dello Sporting Gijon, Isma e Vicente, che in 5’ si beccano due cartellini rossi per non essere riusciti a fermarlo. L’Atletico a fine stagione non conquista la promozione, ma l’appuntamento è soltanto rimandato di un anno, con l’arrivo in panchina di Aragonés. Intanto Torres vince l’Europeo Under 17 con la Spagna e viene premiato miglior giocatore del torneo. Solo che Torres si crea la fama di rompiscatole, di capopopolo dello spogliatoio perché, dopo un torneo dell’Under 17 a Trinidad&Tobago, si lamenta per le condizioni poco salubri del luogo e per i metodi di lavoro della nazionale. In federcalcio non la prendono bene. Entra in crisi. Stagione 2001-02: Torres diventa titolare dell’Atletico (36 presenze), anche se lo “score” non è altissimo (6 gol), e conquista la serie A. 2002-03: primo campionato tra le stelle, 13 gol in 29 partite, l’Under 21 che fatica a contenere i colpi suoi (e di Reyes), e l’Europeo Under 19 vinto. 2003-04: i gol a raffica con l’Atletico, la nazionale di Saez che non può più ignorarlo (debutto il 6 settembre 2003, Portogallo-Spagna 0-3), la promessa di un Europeo da titolare. Così, tranquillamente, perché “i gol, in fondo, non sono una cosa che mi ossessiona”. Chi lo fermerà?» (Fabio Licari, “La Gazzetta dello Sport” 13/1/2004).