Varie, 28 gennaio 2004
THULIN
THULIN Ingrid Solleftea (Svezia) 27 gennaio 1929, Stoccolma (Svezia) 7 gennaio 2004. Attrice • «Celebre soprattutto come interprete dei film di Ingmar Bergman [...] nel 1957 che Ingmar Bergman la impone all´attenzione della critica nel ruolo della giovane Marianne, nell´indimenticabile capolavoro Il posto delle fragole. E l´anno successivo, con Alle soglie della vita, per la Thulin arriva la fama internazionale: viene premiata come migliore attrice protagonista a Cannes. Per la sua bellezza e il suo talento viene accostata a Ingrid Bergman e Greta Garbo. Continua quindi il sodalizio con il regista svedese. Nel 1958 contribuisce al successo di Il volto: è la moglie del mago Max von Sydow; in Luci d´inverno, del 1963, è la seducente Marta; nel Rito è uno dei tre attori messi sotto accusa da un giudice per uno spettacolo osceno. Bergman la trasforma poi in una donna sofferente e malata ne Il silenzio (1963) e nel 1972 è in Sussurri e grida: nel capolavoro bergmaniano interpreta la parte di una sorella litigiosa, al fianco di Liv Ullmann. In Dopo la prova del 1984 accetta il ruolo di una madre alcolizzata e disfatta, messa a confronto con l´acerba Eva Olin. Ingrid Thulin è stata la più romana delle attrici svedesi. Da una ventina di anni aveva scelto di vivere in una villa di Sacrofano, alle porte di Roma. Non fu mai una diva, ma da grande professionista nella sua lunga carriera fece innamorare numerosi registi: Visconti, Resnais, Bolognini, Minnelli, Montaldo e Brass. Nel 1962 gira accanto a Glenn Ford e Charles Boyer I quattro cavalieri dell´Apocalisse di Vincente Minnelli; è dello stesso anno il suo primo film italiano: Agostino di Mauro Bolognini, tratto dall´omonimo racconto di Moravia. Nel 1966 è con Yves Montand e Michel Piccoli ne La guerra è finita di Alain Resnais; nel 1969 Luchino Visconti le affida il ruolo di Sophie, la protagonista femminile di La caduta degli dei; nel 1976 fa parte del cast Salon Kitty di Tinto Brass; nel 1977 è insieme a Sophia Loren, Burt Lancaster e Ava Gardner sul set di Cassandra Crossing di George Pan Cosmatos. Giuliano Montaldo la sceglie per L´Agnese va a morire (1976). Marco Ferreri nel 1991 la chiama per la Casa del sorriso: è una sessantenne innamorata, al fianco di Dado Ruspoli. Nel 1978 Eva Thulin fu tentata dalla regia. Con Erland Josephson e Sven Nykvist firmò Noi due, una coppia, storia di un viaggio e della difficoltà di recuperare l´esistenza di coppia. Poi, nel 1981, diresse da sola l´autobiografico Cielo spezzato, rievocazione ricca di lirismo e di humour sulla propria infanzia. Nel ´92 aveva pubblicato un libro di memorie» (Leandro Palestini, ”la Repubblica” 9/1/2004). «Le sue origini venivano dai salmoni della Lapponia e dalla scuola reale di Stoccolma, sul cui palcoscenico per anni recitò i sacri testi nordici di Strindberg, Ibsen e Lagerloff. Faceva parte, come Von Sidow e la Ullman, di quella compagnia d’arte dai volti memorabili scoperta da Ingmar Bergman: attori interiori, capaci di esprimere qualunque mutazione dell’anima, ogni emozione. La Thulin sapeva trasmettere nevrosi religiose, etiche, anche sessuali. [...] Grande attrice, specialista dei grovigli affettivi, dei sentimenti ambigui, dei tormentati rapporti edipici» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 9/1/2004).