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 2004  gennaio 28 Mercoledì calendario

TARCHI

TARCHI Marco Firenze 11 ottobre 1952. Politologo • «Intrinseco, negli anni giovanili, alla destra missina, culturalmente militante, si è staccato da quel mondo non rinunciando tuttavia a guardarlo con gli occhi dello studioso. Del politologo» (Antonio Gnoli, ”la Repubblica” 15/1/2004) • «[...] professore di Scienza della politica all’università di Firenze, autore di saggi e libri sulle tante facce del neofascismo, nel Msi fino al 1981, nel Sessantotto aveva solo sedici anni ma era già attivo. ”Da Milano arrivai a Firenze con la tessera del fronte della Gioventù in tasca”. Passa a Scienze politiche all’inizio dei Settanta: ”Venni indicato come studente fascista in un elenco dove compariva anche Augusto Cauchi (l’ordinovista in seguito coinvolto nelle trame nere, ndr) e da allora all’università non sono più potuto entrare, se non per dare gli esami’”. Il 20 maggio 1972, qualche giorno dopo l’omicidio Calabresi, mentre sta andando alla festa della matricola in piazza Signoria, rimane ferito in uno scontro: ”Eravamo in sei o sette, all’improvviso ci trovammo davanti una cinquantina di extraparlamentari di sinistra. Difendersi fu inutile e ne uscii con una coltellata alla coscia di cui porto ancora il segno”. In quegli anni Tarchi è schierato con Pino Rauti che si oppone a Giorgio Almirante e nel ”73, in aprile, proprio nei giorni dello choc per la morte dei fratelli Mattei a Primavalle, entra a far parte della Direzione nazionale del ”Fronte della Gioventù” insieme a Gianfranco Fini. ”Avevamo l’impressione che non ci fosse modo di sottrarsi a un accerchiamento violento fortissimo. Ricevevamo continuamente telefonate anonime, minacce. A Firenze eravamo al massimo un centinaio, centoventi, nel periodo di massima espansione del fronte della gioventù. E quei pochi che facevano capo ad Avanguardia nazionale o a Ordine nuovo si muovevano per conto proprio. All’università eravamo isolati e non era pensabile neanche prendere solo la parola. Ricordo uno degli esponenti di maggior rilievo del Collettivo di sinistra, un certo Corradini. Venne a fare un discorso durissimo alle matricole per dire che lì comandavano loro e basta. E che noi, i fascisti, non dovevamo azzardarci a entrare in facoltà. Altrimenti avremmo avuto la giusta punizione. Questo era il clima, a Firenze”. A Milano la musica è diversa e le spranghe sono all’ordine del giorno. Il 12 aprile 1973, nel tardo pomeriggio di un giovedì di mezza primavera, i giovani missini che da ore tengono la piazza affiancati ai ”sanbabilini”, camerati ”duri” impastati di squadrismo e violenza, partono alla carica dei celerini che sbarrano il passo al corteo indetto dal Msi e dal Fronte della gioventù. Improvvisamente una bomba finisce in mezzo ai poliziotti. Muore dilaniato Antonio Marino, un giovane agente di 22 anni emigrato dal Sud. Dei 35 feriti, 26 appartengono alle forse dell’ordine. Tarchi: ”Fu uno choc fortissimo, capimmo subito che sarebbe seguito un devastante effetto boomerang: la morte dell’agente Marino voleva dire che anche la destra uccideva. Il Msi aveva puntato ad accreditarsi come partito d’ordine, quella morte lo smentiva. Per di più la manifestazione l’aveva voluta il partito, anche se alcuni di noi avrebbero preferito scegliere la via della prudenza. Ricordo benissimo che qualche giorno prima, durante una riunione della direzione nazionale allargata ai dirigenti regionali, vi era stata una netta spaccatura tra chi avrebbe voluto revocare la manifestazione e chi invece insisteva per andare fino in fondo. paradossale, ma i componenti dell’ala più radicale e rivoluzionaria dissero che sarebbe stato meglio rinunciare, mentre a voler andare fino in fondo e a far prevalere la linea dura fu l’ala più paludata del partito”. In quegli anni, dentro la destra giovanile, la polemica con Almirante è accesa. Con alcuni amici Tarchi dà vita a ”La voce della fogna”, un giornaletto quindicinale che tra abbonamenti e vendite porta a porta raggiunge le 4500 copie. ”Un successo. Ovviamente volevamo contrastare il refrain del ”fascisti, carogne tornate nelle fogne’ e proporre finalmente una faccia diversa della gioventù neofascista. Ma soprattutto avevamo un obiettivo interno, di critica nei confronti del Msi e della destra extraparlamentare, contro ogni nazionalismo, ogni nostalgismo e ogni tipo di militarismo. Gli estremisti non erano certo solo una nostra prerogativa e ciascuno aveva dalla propria parte chi cercava lo scontro a ogni costo. Proliferavano Avanguardia nazionale, Ordine nuovo, i sanbabilini e i cani sciolti. C’era inevitabilmente molta commistione e la violenza si respirava con l’aria”. Spranghe e pestaggi, ma anche stragismo, come le inchieste sulla strage di piazza Fontana cominciavano a provare. Precisa Tarchi: ”La critica allo stragismo e ai tentativi di golpe dentro la destra c’è sempre stata. E divenne esplicita con l’attentato al treno Italicus del ”74. Da allora la condanna fu netta”. Estremismo e doppiopetto, squadrismo e idealismo ispirato al mito di Tolkien e del ”signore degli anelli”, i predicatori dell’attivismo anticomunista contrapposti a chi invece vorrebbe i corsi di formazione politica. Tanti fascismi convivono pericolosamente e fanno da brodo di coltura alla lotta armata. ”Ma come già era accaduto per tutta la classe politica fin dal ”68, il Msi non comprese quello che stava succedendo. L’autunno caldo, l’omicidio dell’agente Antonio Annarumma a Milano, gli assalti dei katanghesi, avevano messo paura alla borghesia. Sono convinto che con la strage di Piazza Fontana scesero in campo altri attori. ”I burattinai”. Ma su di noi, sui ”burattini” incombe comunque una grande responsabilità. Se all’epoca i vertici del fascismo avessero compreso i loro giovani, forse l’estremismo di destra non avrebbe guadagnato tanto spazio. E sarebbe stata tutta un’altra storia”» (Silvana Mazzocchi, ”la Repubblica” 7/2/2005).