Isabella Bordogna, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Blasco Giurato è stato direttore della fotografia in oltre cento film, tra cui ”Cinema Paradiso”
Blasco Giurato è stato direttore della fotografia in oltre cento film, tra cui ”Cinema Paradiso”. Ha mai adottato tipi di ripresa originali? Ha mai lavorato con il digitale? Ogni film ha una sua storia e, nonostante l’esperienza, si incontrano sempre nuove difficoltà. Ricordo una scena del film ”Il tempo dell’amore”, di Giacomo Campiotti (1999). Ero su una mongolfiera e stavo effettuando una ripresa dall’alto, quando una delle corde che mi teneva si è spezzata, facendomi prendere il volo. La situazione era semitragica, ma la ripresa è stata magnifica: nell’incoscienza più totale ho potuto filmare un panorama spettacolare, anche perché riuscivo ormai a percepire la rotondità della Terra. Per quanto riguarda il digitale: sono stato il primo operatore ad avere una totale esperienza di questa tecnica con ”Vajont” (2001), il primo film italiano girato quasi interamente in digitale. Siamo partiti da una ripresa normale, su pellicola, e poi abbiamo rielaborato tutto in digitale, con un risultato sorprendente. Cosa ha comportato l’avvento del digitale nella professione di direttore di fotografia? Prima il direttore della fotografia era l’unico depositario della visione del film, che veniva controllata dal regista solo attraverso la proiezione del filmato di ogni giorno e poi dalla stampa finale della pellicola; oggi con il digitale il regista riesce ad appropriarsi molto più dell’immagine, perché può rielaborare le sequenze. Ma il direttore della fotografia resta il primo vero spettatore del film, quindi anche il primo critico. Qual è stata l’invenzione più utile dal punto di vista della ripresa? Una delle invenzioni più utili è stata la steadycam, che consente riprese prima irrealizzabili. Qual è il film in cui le è piaciuto di più lavorare? ’Sostiene Pereira”, perché è stato uno degli ultimi film con un mio grande amico: Marcello Mastroianni.